Estero

Marine Le Pen decisa a sfiduciare il governo Bayrou

Il Rassemblement National chiede lo scioglimento del Parlamento, mentre Macron cerca di evitare elezioni anticipate

2 settembre 2025
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"Il miracolo non c'è stato": con questa frase ad effetto - probabilmente studiata ancor prima dell'incontro, dagli esiti scontati, con François Bayrou - il presidente del Rassemblement National (RN), Jordan Bardella, al fianco della leader del partito, Marine Le Pen, ha chiuso definitivamente ogni spiraglio: l'estrema destra francese voterà per far cadere il governo Bayrou. Non solo, ma chiederà uno scioglimento del Parlamento "in tempi rapidissimi".

Il giorno della verità, l'8 settembre, si avvicina a grandi passi e il destino di Bayrou sembra segnato. A sorpresa, oggi, l'elemento di novità è stato l'ingresso in scena di Emmanuel Macron, che ha convocato a pranzo i capi della maggioranza "ingiungendo" loro - secondo i termini di uno dei presenti che ha riferito i contenuti del colloquio - di "lavorare con il Ps" e richiamandoli alle loro "responsabilità".

Il Ps, che negli ultimi giorni non ha mai smesso di ribadire che non ci sarà alcun ripensamento e che il voto contro il governo è deciso, torna così al centro delle manovre. Se non per il salvataggio in extremis di Bayrou, almeno per il "dopo", quando il piano B sarà quello di evitare lo scioglimento del Parlamento con conseguente convocazione di nuove elezioni politiche anticipate, per la seconda volta in due anni.

Da Bayrou, a palazzo Matignon, si sono avvicendati Place Publique, il piccolo partito di sinistra di Raphaël Glucksmann, poi Le Pen e Bardella per il Rn. Se nel caso dell'estrema destra i termini della chiusura al governo sono stati più che mai perentori, Glucksmann ha osservato che "la decisione di Bayrou di porre la fiducia ha escluso ogni possibilità di negoziato" e che "se l'8 settembre c'è un voto, non c'è alcuna fiducia da accordare né assegni in bianco da firmare. È impossibile".

Ormai tutta la sinistra, l'estrema destra e anche qualcuno dei Républicain, respingono in blocco il progetto di finanziaria che prevede tagli per 44 miliardi di euro nel 2026. A sinistra, la France Insoumise (LFI) chiede sempre con maggior insistenza le dimissioni di Macron, già escluse categoricamente dal capo dello stato, ma ecologisti e socialisti tentano di organizzare una nuova alleanza. E qui si inserisce la novità del pranzo all'Eliseo, con tutti i leader che partecipano alla maggioranza, da Edouard Philippe a Gabriel Attal, da Bruno Retailleau allo stesso Bayrou.

Appurato che la totalità dei presenti conferma di essere "contraria allo scioglimento del Parlamento" in caso di caduta del governo lunedì prossimo, il presidente si è unito al coro: elezioni anticipate o addirittura presidenziali anticipate non sono neppure all'ordine del giorno.

Ma di scioglimento delle Camere parlano ormai un po' tutti, oggi anche l'ex presidente Nicolas Sarkozy lo ha definito "inevitabile". Le uniche due possibilità restano il salvataggio in extremis di Bayrou, ipotesi ormai remota, o la costituzione di una maggioranza per un nuovo governo. In questa prospettiva, l'"ingiunzione" di Macron ai leader della coalizione attuale a "lavorare con i socialisti" e altri partiti che non siano LFI o il RN, "per allargare" la base nella prospettiva del voto di fiducia "ed eventualmente per il dopo".

I socialisti, che si vedono già nel "post Bayrou", si sono apertamente candidati lo scorso fine settimana per prendere le redini di un nuovo governo. Il segretario, Olivier Faure, ha affermato di volere "un primo ministro di sinistra, con un progetto di sinistra, che sottoponga le sue proposte al Parlamento", poiché "uno scioglimento non cambierebbe nulla negli attuali equilibri".