Aumento dei ritorni volontari grazie a incentivi economici e piani di sostegno nonostante la crisi umanitaria
Circa 200'000 profughi siriani sono rientrati in Siria dal Libano negli ultimi otto mesi, da quando è cambiato il potere in Siria a dicembre. Lo ha reso noto Kelly Clements, vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).
Citata dai media di Beirut, Clements ha affermato che la maggior parte dei ritorni avviene su iniziativa individuale, con un aumento significativo degli spostamenti verso le città siriane di Hama, Homs e Aleppo. Le autorità del Libano, che dal 2011 ospita oltre un milione e mezzo di siriani, hanno messo a punto un piano per facilitare i rientri definiti "volontari" dei profughi siriani.
Il programma prevede un contributo economico di 100 dollari americani per ogni profugo che accetta di tornare, oltre all'esenzione da multe per chi si trova in situazione irregolare. In cambio, i profughi si impegnano a non fare più richiesta di asilo in Libano. L'agenzia Onu ha attivato un piano di sostegno per i rimpatriati, che include piccole riparazioni per le abitazioni e aiuti finanziari. Ma la situazione in Siria rimane critica con circa l'80% delle abitazioni danneggiate e un terzo delle famiglie che necessitano di un aiuto per l'alloggio.
Secondo Clements, i bisogni umanitari nel Paese sono "immensi", ma il piano di finanziamento per il 2025 è coperto solo per un quinto del totale. Nel frattempo, la maggior parte dei profughi rimane in Libano, dove i fondi internazionali stanno diminuendo. Complessivamente, secondo l'Unhcr, da dicembre a oggi circa 850'000 rifugiati siriani sono rientrati da diversi Paesi limitrofi. A questo si aggiungono, sempre secondo dati Onu, un milione e 700 mila siriani, sfollati interni, rientrati nelle loro comunità. Ma negli ultimi mesi, altri 190mila siriani sono diventati sfollati, dovendo abbandonare le loro case per via dei massacri contro alawiti e drusi attribuiti a miliziani filo-governativi.