Estero

‘L’Isis voleva uccidere papa Francesco a Trieste’

L’attentato avrebbe dovuto avere luogo il 6 luglio 2024. Fermato un cittadino turco. Ma la questura frena: ‘Nessuna evidenza’

Papa Francesco
(Keystone)
29 agosto 2025
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È il pomeriggio del 6 luglio 2024 e nel bar della stazione centrale di Trieste viene rivenuto un trolley scuro. Al suo interno c‘è una pistola. La tensione sale, le misure di sicurezza si intensificano. L'allerta è massima. C’è timore perché l'indomani in città è atteso Papa Francesco. Ma nelle 24 ore successive la visita del Pontefice si tiene secondo programma, nessuna variazione rispetto a quanto concordato da mesi. La notizia della pistola abbandonata filtrerà solo alcuni giorni dopo, a cerimonie concluse.

Le indagini

A distanza di un anno un cittadino turco viene arrestato e nell'ordinanza, si apprende da fonti giudiziarie, si fa riferimento a un "possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice". Ma la Questura di Trieste è cauta sul punto precisando che non ci sono evidenze di un collegamento tra l'arresto del cittadino turco e l'ipotetico piano di uccidere Bergoglio. L'uomo al centro della vicenda, anticipata stamattina dal ‘Piccolo’, è Hasan Uzun, di 46 anni, che ora si trova in carcere a Trieste in isolamento. Sullo sfondo, secondo il quotidiano, ci sarebbe il piano di un attentato firmato da un'organizzazione turca legata all'Isis Khorasan. Ma su questa ricostruzione la Questura di Trieste frena: in una nota diffusa nel primo pomeriggio scrive che "nessuna evidenza è emersa" tra eventuali "progettualità ostili o omicidarie nei confronti del Santo Padre" e l'arresto del cittadino turco, il quale "sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo di qualsivoglia matrice".

KeystoneBergoglio durante la visita a Trieste del 2024

È giallo, dunque, su quanto sarebbe potuto accadere nella giornata di chiusura della 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia. Il 46enne è stato arrestato in Olanda il 3 aprile ed estradato in Italia il 27 giugno in esecuzione di un mandato di arresto europeo, emesso dal gip di Trieste. Prima è stato portato in carcere a Milano, poi a Trieste. È ritenuto responsabile dei reati di possesso e detenzione d'arma, come conferma l'avvocata Lucrezia Chermaz. Nell'ordinanza di carcerazione ci sarebbero però, a quanto si apprende, i riferimenti alla contiguità temporale tra la visita di Bergoglio e il ritrovamento dell'arma, non escludendo un piano per attentare alla vita del Pontefice. "Comprendo la contestazione di porto e detenzione dell'arma, ma preciso che non è mia e che ho lasciato il bagaglio incustodito - ha detto Uzun a Chermaz - per questa contestazione sono disposto a stare in prigione, fare il processo, pagare una multa, pur non essendo colpevole, ma capisco il perché potrei essere ritenuto responsabile. Invece respingo ogni tipo di coinvolgimento con cellule dell'Isis, con organizzazioni di terrorismo e con un complotto contro il Papa. Non capisco come mi attribuiscano un qualsiasi ruolo in questa vicenda".

Respinto dalla Svizzera

L'arma rinvenuta è un'automatica CZ modello 7B calibro 9 Luger matricola 5793N con caricatore; c'erano 14 cartucce. La videosorveglianza della stazione riprende i movimenti di Uzun. Dopo aver lasciato il trolley, scrive Il Piccolo, l'uomo si allontana. Altre due persone, apparentemente interessate alla valigia, vengono immortalate dalle telecamere. In un secondo momento Uzun torna verso il bar: c'è anche la Polfer e lui fa dietrofront. Più tardi sale su un treno diretto a Milano. Con lui viaggia un'altra persona, la stessa che poco prima lo ho accompagnato ad acquistare una sim italiana in un negozio nei pressi della stazione. Uzun ha due passaporti. Da Milano si dirige verso la Svizzera, ma viene respinto. La sua corsa si fermerà mesi dopo in Olanda. I contorni della vicenda sono ancora tutti da chiarire e l'inchiesta prosegue senza sosta.