Rispetto alle richieste di esprimere una linea su Gaza "la nostra posizione è che da un lato siamo la principale istituzione culturale italiana, un luogo di apertura, di discussione, di dibattito, che non esercita alcuna forma di censura, di confronto di nessuno, per questo rispediamo al mittente la richiesta di escludere degli artisti se intendono presenziare alla Mostra del cinema".
"Dall'altra parte non abbiamo mai esitato a esprimere e dichiarare chiaramente la nostra enorme sofferenza di fronte a quello che sta succedendo a Gaza e in Palestina, alla morte di civili e soprattutto di bambini che sono vittime che si definiscono a con un termine orrendo, vittime collaterali, danni collaterali delle guerre, a cui nessuno è finora riuscito a porre fine". Lo spiega il direttore della Mostra Alberto Barbera durante la presentazione delle giurie internazionali alla Mostra del cinema.
Sul tema "abbiamo risposto in maniera chiara ieri alla preapertura in sala Darsena: il Presidente (Pietrangelo Buttafuoco, ndr) ha preso la parola e ha detto in maniera che non poteva essere più esplicita qual è la situazione della Biennale di fronte alla tragedia che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Non soltanto in Palestina, ma principalmente in Palestina. E dopo di lui è intervenuto Don Capovilla che a sua volta ha fatto una dichiarazione molto forte. Tutto questo in maniera estremamente chiara e esplicita - sottolinea Barbera rispondendo ai giornalisti - che non si presta a confusione di sorta, a interpretazioni equivoche" .
Barbera rispondendo ai giornalisti si è anche soffermato sul processo di selezione dei titoli: "Vediamo i film, che sono migliaia, senza nessun preconcetto o pregiudizio - spiega - e l'atteggiamento è sempre quello, guardarli come se fosse la prima volta che andiamo al cinema e vogliamo farci colpire dall'originalità del film, dalla personalità del regista, dalla novità della storia che ci viene raccontata, dalla capacità di andare al di là delle convenzioni, dei codici ripetuti. Quando questo succede, quando scaturisce il piccolo miracolo che scatta la sorpresa, la curiosità, l'emozione che è insieme intellettuale e fisica, scatta anche l'invito".
C'è "anche il fatto, che non guardiamo soltanto film che provengono da culture vicine, da cinematografie con cui abbiamo rapporti consolidati nel corso del tempo, ma abbiamo anche tantissimi film che provengono da Paesi lontani, da culture lontanissime dalla nostra, con cui a volte è anche difficile entrare in relazione" ma "anche in questo caso comunque quello che scatta è sempre la curiosità, l'interesse di essere alimentati da qualcosa di inedito, mal visto, dietro il quale si nasconde la personalità di un regista, di un attore, di un creatore".
Il "privilegio "di fare questo mestiere è di vedere così tanti film provenienti da tutto il mondo e avere la possibilità di rendersi conto di quello che sta succedendo nel mondo e in questo universo straordinario della creazione cinematografica, che è in continua trasformazione, in continua evoluzione. La prossima è l'intelligenza artificiale, siamo tutti curiosi di sapere quale impatto avrà sulla creazione cinematografica".