Estero

Stephen Miller e la sua influenza sulle politiche di Trump

Dalla stretta sull'immigrazione alla lotta al crimine, il ruolo chiave di Miller nell'amministrazione Trump

24 agosto 2025
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È salito alle cronache durante il primo mandato di Donald Trump per il controverso bando dei musulmani. Una mossa che si è rivelata solo l'inizio di quella stretta all'immigrazione che nel Trump 2.0 sta prendendo forma. E ora Stephen Miller - falco noto per le sue posizioni ultraconservatrici - è dietro anche a un'altra battaglia del presidente, quella contro il crimine nelle grandi città.

Il giro di vite su Washington, con la militarizzazione della polizia, è il suo ultimo progetto: Miller lo aveva architettato nel tempo e l'obiettivo è che l'operazione si estenda ad altre città democratiche, da Chicago a San Francisco.

Figura chiave nell'orbita di Trump, Miller nelle vesti di vice capo di gabinetto ha un ruolo in tutte le più importanti decisioni, soprattutto di politica interna. "È il centro di gravità dell'85% della Casa Bianca. Se non è coinvolto, non è una decisione importante", ha detto una fonte dell'amministrazione, spiegando come per Miller la "criminalità è cugina dell'immigrazione" e va affrontata con lo stesso pugno duro per "riconquistare il paese distrutto dai progressisti".

Le sue modalità di comunicazione ruvide, aggressive e la sua retorica lo hanno reso il volto del movimento MAGA ("Make America Great Again") più estremo. Nei giorni scorsi visitando la stazione di Washington, Miller ha definito i manifestanti che lo hanno fischiato come dei "comunisti", degli "stupidi anziani hippy bianchi che devono tornare a casa per fare un pisolino visto che hanno più di 90 anni".

A fianco di Trump negli ultimi dieci anni della sua carriera politica, Miller è stato al centro della strategia adottata dal presidente per riprendersi la Casa Bianca nel 2024. La sua idea di legare l'immigrazione alla lotta alla criminalità si è rivelata vincente alle urne e continua a riscuotere successo fra i repubblicani, incassando il plauso del presidente che la cavalca per rafforzarsi in vista delle elezioni di metà mandato.

Già durante i primi quattro anni di Trump, Miller era emerso fra lo staff del presidente. La sua voce conservatrice era divenuta ancora più importante con l'uscita di Steven Bannon, l'ex controverso stratega della Casa Bianca.

Sua la frase più celebre e scioccante del primo discorso di insediamento del tycoon: Miller è infatti l'autore di quella "carneficina americana" che Trump denunciò giurando. Una "carneficina" che, secondo i critici, è reale per i migranti oggetto di deportazione e che rischia di diventare realtà anche per le città americane assediate dai militari.