Estero

Ucraina celebra l'indipendenza tra appelli alla pace e tensioni internazionali

Trump e Zelensky chiedono la fine delle ostilità mentre il G7 discute garanzie di sicurezza per Kiev

24 agosto 2025
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L'Ucraina festeggia il Giorno dell'indipendenza - raggiunta nel 1991, segnando così il destino dell'Unione Sovietica - e da tutto il mondo piovono messaggi di felicitazioni, Cina inclusa. Naturalmente è una prassi diplomatica. Ma data la situazione, forse vale qualcosina in più. Non a caso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato le missive sulle reti sociali.

Il presidente americano Donald Trump ha usato parole molto nette. "È venuto il momento di porre fine a una carneficina senza senso", si legge. "Gli Stati Uniti sostengono un accordo negoziale che porti a una pace duratura, che fermi lo spargimento di sangue e salvaguardi la sovranità e la dignità dell'Ucraina".

Trump, oggi, pare tenere la barra dritta. "Un'Ucraina unita non sarà mai più costretta nella Storia a quella vergogna che i russi chiamano compromesso: abbiamo bisogno di una pace giusta", ha sentenziato Zelensky in occasione dei festeggiamenti. "Quale sarà il nostro futuro, solo noi possiamo deciderlo. E il mondo lo sa. E il mondo lo rispetta. Rispetta l'Ucraina".

A corollario, si è tenuta una riunione dei ministri degli esteri del G7 in cui si è fatto il punto sulle garanzie di sicurezza. "In occasione della Giornata dell'indipendenza, l'UE si unisce ai partner del G7 per inviare un chiaro messaggio di sostegno incondizionato: l'Ucraina è una democrazia vivace sotto attacco e la Russia deve porre fine alle uccisioni e dimostrare una reale volontà di pace", ha sottolineato l'Alta rappresentante dell'UE per la politica estera Kaja Kallas dopo il vertice. "L'Ucraina merita un futuro sicuro e indipendente, libero dalla guerra e dalla paura".

A ribattere è il coriaceo capo della diplomazia russa Serghei Lavrov. Da giorni tiene banco sui media, gettando secchiate d'acqua gelida sulle prospettive di un accordo in tempi brevi. I paesi occidentali "stanno tentando di bloccare i colloqui di pace" e Mosca si augura che questi tentativi "siano sventati", attacca il ministro salvo poi frenare nuovamente sul bilaterale Putin-Zelensky, ribadendo - mettendo questa volte le parole in bocca allo stesso presidente - che "gli incontri al massimo livello, i vertici, soprattutto tra i leader di Russia e Ucraina, devono essere preparati molto bene".

"Abbiamo suggerito di elevare il livello delle delegazioni che si sono incontrate e si incontreranno a Istanbul per affrontare questioni specifiche che devono essere portate all'attenzione del presidente Putin e Zelensky". Quindi calma e gesso. L'insistenza di Zelensky sul bilaterale con Putin - la frecciata di Lavrov - "è solo un gioco del presidente ucraino, vuole teatralità".

Poi certo, non è che sul fronte occidentale fili sempre tutto liscio. Il Pentagono - stando al "Wall Street Journal" - ha bloccato per mesi l'uso di missili a lungo raggio da parte dell'Ucraina per colpire in profondità la Russia - secondo le fonti una procedura di approvazione ad alto livello del Dipartimento della difesa ha impedito infatti a Kiev, dalla tarda primavera, di lanciare Atacms contro obiettivi russi.

Zelensky ha ribattuto precisando che l'Ucraina ha utilizzato "le proprie armi" per questo tipo di operazioni e non si consulta con Washington al riguardo. D'altra parte non è un mistero che lo sviluppo dei droni domestici a lungo raggio è stato deciso proprio per aggirare le restrizioni, applicate non solo dagli USA.

In questo quadro i negoziati sulle benedette garanzie di sicurezza proseguono e il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha precisato che "si stanno facendo dei passi in avanti sulla proposta italiana di dare garanzie sul modello dell'articolo 5 della NATO, con la presenza americana". "Noi - ha ricordato - non siamo per inviare truppe ma potremmo dare un contributo importante, vista la grande esperienza che abbiamo, per lo sminamento sia marittimo che terrestre, si vedrà come andranno le cose".

Zelensky, parlando a fianco del primo ministro canadese Mark Carney in visita a Kiev, ha sottolineato però che la questione delle "truppe sul campo, dei 'boots on the ground', è importante per noi". L'Italia - non secondariamente in virtù della sua Costituzione - non è l'unica ad avere difficoltà sul punto, dato che pure la Germania si trova in una situazione simile. I negoziati servono dunque a trovare una sintesi.

Carney ha dichiarato di sostenere le richieste dell'Ucraina di solide garanzie di sicurezza come parte di qualsiasi accordo di pace, affermando che il Canada non escluderebbe l'invio di truppe in tale contesto, riporta Reuters online. "A giudizio del Canada, non è realistico che l'unica garanzia di sicurezza possa essere la forza dell'esercito ucraino, questo deve essere rafforzato e consolidato", ha dichiarato il premier canadese in una conferenza stampa congiunta.