Roghi in Spagna, Portogallo, Grecia, Albania e Montenegro causano morti e sfollati, mentre i pompieri lottano contro le fiamme
L'Europa meridionale è stretta nella morsa del fuoco: in Spagna, Portogallo, Grecia, Albania e Montenegro non si contano i roghi e si registrano vittime, almeno una in Albania e due in Spagna. Altri sono ricoverati in ospedale per ustioni o problemi respiratori. Molte le persone che hanno dovuto abbandonare case e alberghi per sfuggire al fumo e alle fiamme.
In Spagna, nella comunità autonoma di Castiglia e León, la furia delle fiamme ha causato l'evacuazione, a scopo preventivo, di circa seimila persone e ha colpito la vegetazione de Las Médulas, antico sito minerario romano patrimonio Unesco.
Finora due persone hanno perso la vita a causa di roghi: una nella provincia di Madrid e una in quella di Leon, mentre sette persone sono state ricoverate in ospedale per ustioni (quattro sarebbero in condizioni critiche), stando a quanto diffuso dalle autorità spagnole.
Decine di roghi sono divampati anche in Portogallo, cinque dei quali stanno colpendo il nord e il centro del Paese, nonostante lo sforzo di oltre 1.800 pompieri sul posto. Uno degli incendi più impegnativi è quello di Trancoso, nel distretto di Guarda, attivo da sabato, mentre un altro, scoppiato nella provincia di Arganil, sta minacciando il borgo di Piódão, nel distretto di Coimbra, meta rinomata tra i turisti per le sue casette in pietra di granito e scisto.
Continua lo sforzo titanico dei pompieri anche in Grecia, attraversata da decine di roghi. Uno dei più preoccupanti è arrivato fino ai sobborghi di Patrasso, terza città del Paese, nel Peloponneso, e ha causato l'evacuazione di oltre venti centri abitati, di un ospedale pediatrico e di una casa di riposo. Le fiamme che finora, stando ai media ellenici, hanno distrutto un numero non precisato di abitazioni e officine, avrebbero raggiunto anche l'antico monastero di Agios Nikolaos, risalente al diciassettesimo secolo. Gli sfollati passeranno la notte in edifici messi a disposizione dal comune di Patrasso e dall'esercito ellenico. L'incubo del fuoco è tornato a tormentare anche l'isola di Chio, nell'Egeo settentrionale, dove lo scorso giugno sono andati in fumo più di 4mila ettari.
Un nuovo incendio, in corso da ieri nel nord-ovest dell'isola, ha lasciato senza elettricità i villaggi della zona. Circa 60 persone, bloccate nelle spiagge, sono state tratte in salvo ieri dalla Guardia costiera. Altri roghi continuano a bruciare nel sud di Zante e a Cefalonia, nel mar Ionio, e nella zona a nord di Prevesa, nell'Epiro.
L'emergenza incendi ha colpito anche gli altri Stati dei Balcani: un Canadair della Protezione civile italiana è giunto in aiuto alle autorità albanesi, impegnate a lottare nel sud del Paese per salvare la cittadina di Delvina (di cui è stata ordinata l'evacuazione), assediata dalle fiamme che bruciano le colline circostanti. La situazione rimane critica anche nell'Albania centrale, dove da ieri, nella zona di Gramsh, almeno 39 case sono state bruciate. È in questa zona che ieri si è registrata la prima vittima dell'incendio, un anziano di 80 anni, morto asfissiato.
L'emergenza appare invece rientrata in Montenegro, dove ieri un militare è morto in un incidente con un'autocisterna d'acqua, nel tentativo di spegnere le fiamme a nord-est di Podgorica. Stando ai media regionali, sono stati messi sotto controllo numerosi roghi intorno alla capitale e nelle municipalità di Niksic, Bjelo Polje, Danilovgrad e Savnik.