Estero

La Serbia commemora il 30° anniversario dell'operazione Tempesta

Cerimonie e dibattiti ricordano la sconfitta dei serbi della Krajina nel 1995, evento doloroso per Belgrado

3 agosto 2025
|
Con raduni, dibattiti e cerimonie commemorative la Serbia ricorda in questi giorni il 30/mo anniversario della drammatica operazione 'Tempesta' (Oluja) ad opera delle forze regolari croate che, tra il 4 e 5 agosto 1995, sconfissero i secessionisti serbi della Krajina, appoggiati da Belgrado, una battaglia che portò a compimento il processo di indipendenza della Croazia dalla Federazione jugoslava. Un evento quello della operazione 'Tempesta' che i croati celebrano con orgoglio e grande trasporto nazionalistico quale momento più alto e significativo del processo di indipendenza del Paese - il 31 luglio a Zagabria si è tenuta una grande parata militare in un clima di festa -, mentre per i serbi si tratta al contrario di un anniversario triste e doloroso. Stando a fonti serbe, nei combattimenti rimasero uccisi circa 2.500 serbi, mentre altri 250 mila furono costretti a lasciare lo loro terre rifugiandosi in Serbia. Si ritiene che sia stato il maggior esodo di civili in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

La cerimonia commemorativa centrale si è svolta nella serata di oggi a Sremski Karlovci, cittadina sul Danubio a nord di Belgrado, con la partecipazione, insieme a migliaia di cittadini, del presidente serbo Aleksandar Vucic, del premier Djuro Macut, del leader serbo-bosniaco e presidente della Republika Srpska (entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina) Milorad Dodik, del patriarca serbo ortodosso Porfirije, di numerosi ministri e dei vertici militari. Nel suo intervento, Vucic ha ricordato il sacrificio dei tanti caduti nei combattimenti contro i croati, insieme al dramma delle migliaia di serbi costretti a lasciare e loro case nella Repubblica serba della Krajina, che aveva dichiarato la secessione dopo la proclamazione d'indipendenza della Croazia. "I serbi amano la loro libertà, che non ha prezzo", ha detto Vucic, che ha sottolineato in particolare il forte potenziamento delle Forze armate della Serbia, il cui obiettivo - ha osservato - non è attaccare nessuno ma difendere il Paese da eventuali minacce o attacchi. "Vogliamo buoni rapporti con tutti, vogliamo pace e stabilità, ma dobbiamo essere in grado di difendere il nostro Paese", ha affermato il presidente serbo.