I democratici invocano una legge degli anni '20 per ottenere i file Epstein, mentre Trump rischia per dichiarazioni imprudenti
A dieci giorni dalla convocazione di Ghislaine Maxwell a Capitol Hill, il caso Epstein si complica sempre di più, con Donald Trump che forse si è fatto scappare una parola di troppo e i democratici che invocano una oscura legge degli anni '20 pur di avere accesso ai famigerati file. Mentre la commissione di vigilanza della Camera non sembra per ora intenzionata a concedere l'immunità richiesta dalla complice del finanziere pedofilo.
I dem hanno capito che la gestione dello scandalo Epstein da parte del presidente e dei suoi è una carta da sfruttare e quindi continuano a tenere alta la pressione invocando, al Senato, una legge poco nota nel tentativo di costringere i leader repubblicani ad uscire allo scoperto.
Il senatore Chuck Schumer, leader della minoranza, e tutti e sette i democratici della Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi hanno infatti inviato una lettera al dipartimento di Giustizia chiedendo di consegnare i fascicoli sul caso. In base a una sezione della legge federale comunemente definita al Senato "regola dei cinque", le agenzie governative sono tenute a fornire le informazioni pertinenti se lo richiedono almeno cinque membri di quella commissione, che è il principale organo di vigilanza della Camera alta.
Tale disposizione - entrata in vigore nel 1928 - offre di fatto ai membri del partito di minoranza un modo per ottenere informazioni dal potere esecutivo, non potendo emettere mandati di comparizione al Congresso. Tuttavia, è stata utilizzata raramente e non ha dovuto affrontare verifiche significative in tribunale, sollevando dubbi sulla sua applicabilità. Invocandola, i democratici cercano di coinvolgere i repubblicani del Senato nel dibattito sulla pubblicazione dei file Epstein, che ha profondamente diviso il Grand Old Party alla Camera e ha creato scompiglio in quell'aula.
Se l'amministrazione Trump ignorasse la richiesta dei democratici, la battaglia legale che ne deriverebbe costringerebbe probabilmente il senatore John Thune, leader della maggioranza, a decidere se sostenere l'amministrazione o difendere la prerogativa costituzionale del Senato in materia di controllo congressuale.
Nel frattempo, il presidente della commissione di vigilanza della Camera, James Comer, ha respinto - almeno per ora - la richiesta di immunità avanzata da Maxwell. I legali della donna hanno chiesto anche le domande in anticipo e la possibilità di rinviare la deposizione fino a quando la Corte Suprema non decida sulla sua istanza di annullamento della condanna a 20 anni, quindi a settembre.
Sarà difficile per l'ex fidanzata del mostro ottenere quello che vuole da Capitol Hill, poiché oltre ai dem ci sono molti repubblicani contrari a farle sconti. Per non parlare della base Maga, che continua ad essere in agitazione sullo scandalo.
Non aiutano in questo senso le ultime dichiarazioni di The Donald che, sull'Air Force One di ritorno dalla Scozia, ha detto ai giornalisti forse più di quanto avrebbe dovuto per cercare di smorzare lo scandalo. Che tra lui e il finanziare ci fosse stato uno strappo per un comportamento scorretto di quest'ultimo, oltre che per una questione di affari immobiliari in Florida, era noto da anni.
Ma il tycoon questa volta ha parlato esplicitamente del fatto, ovvero "il furto" da parte di Epstein di alcune ragazze che lavoravano presso la spa di Mar-a-Lago, tra le quali Virginia Giuffré, la super testimone morta suicida. Ora, non si può affermare che Trump sapesse gli orrendi motivi per i quali il finanziere e la sua complice assoldassero le giovani, ma la sua uscita è destinata a sollevare nuovi dubbi nelle settimane a venire, soprattutto tra il popolo di suoi sostenitori più conservatori.