Estero

Proteste studentesche in Serbia bloccano le città

Richieste di elezioni anticipate e rilascio degli arrestati dopo scontri con la polizia

5 luglio 2025
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In Serbia a Belgrado e in altre città si sono ripetuti in serata nuove proteste, blocchi stradali e scene di disobbedienza civile da parte del movimento degli studenti in agitazione e di gruppi di cittadini che li appoggiano. Con la richiesta di elezioni anticipate, si sollecita il rilascio degli studenti arrestati prima e durante gli scontri con la polizia seguiti alla grande manifestazione antigovernativa del 28 giugno a Belgrado.

Nella capitale sono stati bloccati incroci nevralgici e strade di grande scorrimento con cassonetti della spazzatura rovesciati, fioriere, biciclette e altro materiale improvvisato. Quando la polizia interviene la protesta si sposta rapidamente in altri luoghi. A decine poi attraversano insieme in continuazione e con estrema lentezza le strisce pedonali, bloccando in tal modo il traffico automobilistico. Blocchi stradali sono segnalati anche a Novi Sad, Kragujevac, Zajecar, Sabac, Valjevo, Pancevo, Krusevac, e lungo alcune arterie che collegano Belgrado a località vicine.

Per il presidente Aleksandar Vucic, che ieri in un videomessaggio aveva insistito sull'illegalità dei blocchi stradali, giorno dopo giorno cala il sostegno a tale tipo di proteste da parte della popolazione, sempre più colpita negli spostamenti e nelle sue attività quotidiane. E sul movimento di protesta è intervenuto oggi anche il cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado, con un appello a garantire i diritti legittimi alla libera espressione, al raduno pubblico al dialogo pacifico. "Le giovani generazioni hanno diritto a partecipare alle decisioni che riguardano il futuro del nostro Paese", ha scritto il cardinale Nemet, che fa appello a decisioni prese in uno spirito di "reciproco rispetto e comprensione, senza divisioni, scontri e violenze". La Chiesa cattolica - ha aggiunto - "è pronta ad appoggiare ogni iniziativa a favore della pace e della comprensione reciproca tra tutti i cittadini della Serbia. Solo così potremo costruire un futuro nel quale ognuno potrà trovare il suo posto, e ciò nel nostro Paese e non all'estero".