Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza, ma i promotori temono che l’affluenza sia troppo bassa per validare i risultati (serve il 50%+1)

Gli inviti, le accuse, gli scontri, le denunce. Il tempo è scaduto. E‘ il momento del silenzio elettorale. Poi, per due giorni, domenica e lunedì, conteranno le urne. Cinque risposte per cinque referendum. E un quorum. Chi vince e chi perde dipenderà da quello. La quota del 50% degli elettori, che renderebbe valide le consultazioni, è un obiettivo per nulla a portata di mano. Ma sostenitori e promotori non disperano. Almeno a parole. "È certamente raggiungibile", ripete da giorni il segretario della Cgil Maurizio Landini, che ha chiuso la campagna elettorale con un comizio a Roma. Il suo sindacato firma i quattro quesiti sul lavoro, per abolire il jobs act.
Il quinto è sulla cittadinanza, per ridurre da 10 a 5 gli anni necessari a ottenerla. Su quello, la premier Giorgia Meloni si è detta "contrarissima". Del comitato che l'ha lanciato fa parte Più Europa. "Se davvero è convinta che gli italiani stanno con lei - ha detto il segretario Riccardo Magi - la Meloni faccia campagna attiva per il no e inviti i cittadini a votare contro il quinto quesito". Perché la disputa vera è sull'affluenza. Meloni ha detto che andrà alle urne, ma non ritirerà le schede. Che è un altro modo per sostenere la linea di quasi tutto il centrodestra: "andate al mare", per far saltare i referendum. "Dire alla gente di non andare a votare è una pura paraculaggine - ha commentato Landini - oltre a essere un atto irresponsabile". La soglia del 50% corrisponde a poco più di 25 milioni di elettori.
Nel Pd, però, circola anche un altro calcolo. Visto che, di fatto, Meloni ha lanciato un appello all'astensione, se andassero alle urne più di quanti elettori nel 2022 le hanno permesso di diventare premier, per lei sarebbe una sconfitta. L'asticella sarebbe così di 12,3 milioni di persone. Un risultato ben al di sotto dal quorum, ma che i partiti di centrosinistra potrebbero usare nella battaglia politica contro la maggioranza di governo.
Un ragionamento liquidato in fretta dal segretario della Lega, Matteo Salvini: "Giocano al lotto? Il referendum vince se va al voto il 50 per cento più uno degli elettori. Sotto perde. Quindi se lo vogliono usare per motivi politici gettano la maschera. Non gli interessano i temi del lavoro e della cittadinanza". Dunque: centrodestra (Noi Moderati a parte) schierato per l'astensione.
Nel centrosinistra, invece, tutti chiedono di andare a votare, anche se con posizioni diverse. Per esempio, Conte ha detto che metterà cinque croci sui "sì" ma - ha spiegato, "ho perplessità a portare da 10 a 5" gli anni necessari a ottenere la cittadinanza. Mentre la segretaria del Pd Elly Schlein deve fare i conti con qualche malumore interno per la posizione anti jobs act. "Non ho chiesto abiure a nessuno - ha ribadito - ma il 95% della nostra base elettorale e di militanti è favorevole ai referendum e li sta spingendo". C’è poi una trama di coalizione. Pd e Avs sono per cinque Sì, il M5s è per quattro sì sul lavoro ma lascia libertà di coscienza sulla cittadinanza, Iv e Azione sono per il Sì alla cittadinanza, mentre frenano sui referendum contro il jobs act.