Zelensky escluso dal vertice dell'Aja mentre si discute l'aumento delle spese militari al 5% del PIL
The show must go on. Mentre resta la suspense per un possibile trilaterale Trump-Zelensky-Putin a Istanbul, i ministri degli Esteri alleati s'incontrano nella città costiera di Antalya - brulicante di resort zeppi di turisti russi - per un incontro informale in vista del vertice dei leader dell'Aja di fine giugno. Qualunque cosa accada sul fronte ucraino, l'alleanza atlantica deve procedere con il suo piano di riforma, che riporta al centro la difesa e la deterrenza (e che prevede l'aumento al 5% delle spese militari). Ma c'è anche spazio per un giallo. Al momento Volodymyr Zelensky non è ancora stato invitato all'Aja, a causa della contrarietà degli Usa. E molti alleati - la maggioranza - sono perplessi.
Ora come ora, infatti, le partecipazioni - lo apprende l'ANSA da fonti diplomatiche - sono state inviate solo ai quattro partner asiatici: Giappone, Corea del sud, Australia e Nuova Zelanda. Il programma sarà molto stringato, in contrasto con quanto accaduto negli scorsi anni, per evitare possibili frizioni con Donald Trump. In calendario ci sarà dunque una cena offerta ai leader dai reali olandesi la sera del 24 giugno - dove appunto è prevista la partecipazione dei partner asiatici - mentre la sessione vera e propria, dedicata all'aumento della spesa militare e alla definitiva adozione degli obiettivi di capacità, si terrà mercoledì 25 giugno. Dunque - ma non è detto che la situazione cambi - non è previsto un Consiglio Nato-Ucraina dei leader, come invece è avvenuto in passato (un'ipotesi, almeno per non escludere del tutto Kiev, è di organizzarlo al livello di ministri degli Esteri e della Difesa, che parteciperanno al vertice).
La questione potrebbe fare capolino all'informale, format avviato tre anni fa per stimolare uno scambio più libero e interattivo tra gli alleati (l'ingresso in sala è consentito solo ai ministri). "Che messaggio politico invieremo se le cose restano così?", si domanda un diplomatico alleato. Il piatto degli argomenti però è già ricco. Uno su tutti il piano del segretario generale di portare al 5% del Pil il target Nato - entro il 2032 - benché articolato su due livelli: il 3,5% della spesa per la difesa in senso stretto (core military requirements), basato sui criteri attualmente previsti dall'alleanza e in linea con gli obiettivi di capacità che saranno fissati a giugno dalla ministeriale Difesa, e un ulteriore 1,5% in spese per la sicurezza (broader defence related investments), i cui criteri andranno invece negoziati. "Ma non può essere un liberi tutti", ha ammonito il nuovo ambasciatore Usa alla Nato, Matthew G. Whitaker. "Ci aspettiamo una discussione robusta".
A corollario, si parlerà pure di espansione della produzione industriale e di rafforzamento della deterrenza. Sempre Whitaker ha parlato senza mezzi termini. "Escludere i membri non Ue da iniziative sulla difesa danneggerà la Nato e l'interoperabilità: le aziende Usa non devono essere trattate in modo ingiusto", ha dichiarato alla vigilia dell'informale intervenendo a gamba tesa sul negoziato in corso a Bruxelles per il regolamento attuativo del Safe, il fondo da 150 miliardi di euro immaginato dalla Commissione per rafforzare il settore della difesa blustellato (gli Stati Uniti in gran parte ne sarebbero esclusi). Insomma, non mancano elementi potenzialmente spinosi per l'armonia transatlantica.