Estero

Ex assessora ammette mancanza di esperienza nella gestione dell'alluvione a Valencia

Salomé Pradas, indagata per la tragedia, dichiara in tribunale di non avere le competenze necessarie

11 aprile 2025
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La responsabile politica di più alto livello attualmente indagata per la gestione della tragica alluvione dello scorso 29 ottobre a Valencia, l'ex assessora alla Giustizia e agli Interni della Comunità Valenciana Salomé Pradas, ha ammesso in lacrime, in sede giudiziaria, che non aveva, in quel momento, "né l'esperienza né le conoscenze" necessarie per dirigere la risposta a quell'emergenza.

È quanto riferito dai media spagnoli, dopo che l'ex dirigente pubblica, estromessa dal governo regionale nelle settimane successiva alla catastrofe, ha prestato dichiarazione alla giudice che conduce l'inchiesta aperta sulla drammatica vicenda, in cui nella zona di Valencia sono morte almeno 227 persone.

Al momento della drammatica alluvione, la gestione delle emergenze nella Comunità Valenciana dipendevano politicamente dall'assessorato diretto da Pradas, all'epoca membro della squadra del governatore popolare Carlos Mazón. Proprio per questo, la giudice del caso ha iscritto lei e il suo vice Emilio Argüeso (anche lui interrogato oggi) sul registro degli indagati per reati di omicidio colposo e lesioni colpose.

Stando ai riassunti degli interrogatori resi noti dai media iberici, entrambi hanno cercato di scaricare le responsabilità dei ritardi nell'invio dei messaggi di avvertenza alla cittadinanza sull'alluvione in corso sui corpi tecnici chiamati a valutare la situazione. Il primo sms di diffusione generale fu inviato alle 20:11 del 29 ottobre, dopo che già da ore erano arrivate migliaia di segnalazione su zone inondate in varie località. E, inoltre, hanno scagionato il governatore Mazón dalle accuse di negligenza che da mesi gli sono rivolte da parenti di diverse vittime e dall'opposizione.

All'arrivo al tribunale di Catarroja (Valencia) presso cui erano convocati, Pradas e Argüeso hanno evitato di rispondere alle domande di decine di cronisti, venendo allo stesso tempo accolti da fischi e cori di gruppi di contestatori.