Il presidente cinese critica le politiche commerciali di Trump e promette riforme e apertura economica
La Cina è il baluardo del commercio globale sotto attacco, del multilateralismo e della globalizzazione economica che è "una tendenza storica inarrestabile". Il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato il corteggiamento delle aziende straniere, tra la ricerca di investimenti e la chiamata contro il "disordine mondiale", negli spazi solenni della Grande sala del popolo, su Piazza Tienanmen. E lo ha fatto con una riunione che ha messo insieme una quarantina di Ceo e top manager di multinazionali, e con l'inevitabile convitato di pietra: il presidente statunitense Donald Trump.
"La Cina è stata, è e sarà sicuramente una destinazione ideale, sicura e promettente per gli investimenti stranieri. Viaggiare con la Cina significa viaggiare con le opportunità. Credere nella Cina significa credere nel domani. Investire in Cina significa investire nel futuro", ha assicurato Xi. Che, nelle quasi due ore di colloqui, si è scagliato contro i "singoli Paesi" senza nome per aver "politicizzato, strumentalizzato, trasformato in arma e pan-securitizzato questioni economiche e commerciali" attraverso barriere tariffarie e costringendo le aziende a "schierarsi e prendere decisioni che violano le leggi economiche".
Un j'accuse all'indirizzo della Casa Bianca, causa delle turbolenze commerciali con i dazi ben lontani dalla fine, destinati ad avere nuovo slancio a inizio aprile con le tariffe 'reciproche e generalizzate'. Il clima è difficile: le Borse, cartina al tornasole dell'umore degli investitori, hanno avuto una netta correzione: dall'Asia (Hong Kong -0,65% e Tokyo -1,8%) all'Europa (Milano -0,92% e Parigi -0,93%) e agli Usa (Dow Jones e Nasdaq con perdite intorno a -2% anche per l'inflazione).
"Ci auguriamo che tutti possano avere una visione ampia e a lungo termine e non seguire ciecamente azioni che interrompono la sicurezza e la stabilità delle catene industriali e di fornitura globali, ma piuttosto contribuire con più energia positiva e certezza allo sviluppo globale", ha rincarato Xi, che ha chiesto di evitare le azioni che "riportino indietro l'orologio" della storia. "La Cina è impegnata con forza a promuovere le riforme e si aprirà sempre di più". Oltre a puntare su "uno sviluppo di alta qualità e sull'accelerazione della trasformazione verde, digitale e intelligente, con una forte capacità di supporto industriale".
I manager convenuti in Cina, fattore interessante, hanno rappresentato i settori economici vicini agli interessi strategici del Dragone: semiconduttori (Cristiano Amon di Qualcomm e Lee Jae-yong di Samsung Electronics), farmaceutica (Paul Hudson di Sanofi, Vasant Narasimham di Novartis e Pascal Soriot di AstraZeneca), auto (Akio Toyoda di Toyota e Ola Kaellenius di Mercedes-Benz), nonché fornitori di capitali (Georges Elhedery di Hsbc, Koji Nagai di Nomura e Lorenzo Bini Smaghi di Société Générale). Il fatto che i partecipanti, tranne pochi, fossero americani o europei ha "dimostrato il peso di quei mercati per la Cina", ha osservato uno dei partecipanti, parlando con l'agenzia di stampa italiana Ansa. "L'incontro è stato cordiale e sono emerse la volontà di far avanzare le riforme e l'ammissione di problemi ancora da risolvere. Se sono stati convincenti? Seguiremo l'evoluzione degli eventi".
Intanto, Trump e il premier canadese Mark Carney hanno avuto un colloquio telefonico sui dazi. "È stata una chiamata estremamente produttiva, siamo d'accordo su molte cose e ci incontreremo subito dopo le prossime elezioni canadesi", ha scritto il tycoon su Truth. "Ho avvisato il presidente Usa che il governo imporrà tariffe di ritorsione sui prodotti americani a partire dal 2 aprile, se entreranno in vigore i dazi Usa", ha replicato Carney. Letture diverse del nuovo disordine mondiale.