L'Europa brucia 367 miliardi, male Wall Street. Allarme nell’Ue

I dazi di Donald Trump spaventano i mercati, preoccupati dallo spettro di una guerra commerciale a tutto campo. La durissima risposta di Canada e Cina lascia prevedere infatti uno scontro senza esclusione di colpi dalle conseguenze potenzialmente devastanti per l'economia mondiale.
Le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno chiuso tutte in rosso e bruciato 367 miliardi di capitalizzazione, con Milano che ha archiviato la seduta in calo del 3,41%. Pesante anche Wall Street, dove lo S&P 500 ha visto andare in fumo i guadagni realizzati dall'elezione di Donald Trump, per un totale di 3’400 miliardi di dollari.
Il timore degli investitori è quello di una stagflazione negli Stati Uniti, un mix di bassa crescita e alta inflazione di cui le tariffe sarebbero le principali responsabili. Un quadro preoccupante che richiederebbe un intervento deciso della Fed con fino a tre tagli di tassi di interesse da un quarto di punto nel 2025. Uno scenario dalle conseguenze a livello globale mentre la crescita dell'Europa è già lenta e sull'economia cinese incombono pesanti nubi.
Denunciando tariffe ingiustificate e annunciando contromosse, con tariffe di ritorsione, Ottawa e Pechino che si sono viste imporre tariffe, rispettivamente, del 25% e del 20%, hanno assicurato che si batteranno fino in fondo e non si tireranno indietro dallo scontro. La Cina ha risposto annunciando rialzi tra il 10 e il 15 per cento dei dazi sull'import di una gamma di prodotti agroalimentari statunitensi e sottoponendo 25 aziende Usa a restrizioni su export e investimenti, inserendole nella lista nera del commercio. Con le dogane che hanno anche sospeso l'import di legname americano: ‘Contiene parassiti forestali’, la motivazione ufficiale che suona come strumentale. "Se gli Stati Uniti persistono nel condurre una guerra tariffaria, una guerra commerciale o qualsiasi altro tipo di guerra, combatteremo fino in fondo", ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian. Durissimo anche il botta e risposta con il premier canadese. "Gli Stati Uniti ci hanno lanciato una guerra commerciale", in cui "non ci sono vincitori", ha detto il premier Justin Trudeau, condannando dazi "ingiustificati", sotto il "falso" pretesto del fentanyl. "Vuole distruggere l'economia canadese e annettere il Canada. Ma non saremo mai il 51/o Stato americano". Su Truth la replica del tycoon: "Per favore spiegate al governatore Trudeau che se decide dazi di ritorsione contro gli Usa, le nostre tariffe reciproche aumenteranno immediatamente dello stesso ammontare", ha scritto Trump.
Il Messico non ha ancora risposto ufficialmente ai dazi al 25% di Trump: lo farà domenica, ha detto la presidente Claudia Sheinbaum sperando in un miracolo nel colloquio, in programma giovedì prossimo, con il tycoon. Un compito non facile: il presidente Usa vuole che le case automobilistiche a stelle e strisce che producono in Messico tornino negli Usa. Se non lo faranno dovranno pagare dazi e veder salire, secondo le stime, i prezzi delle proprie auto sul mercato americano fino a 3.000 dollari. E le pressioni in Borsa su Stellantis, Ford e General Motors - tutte in forte calo - sono un chiaro indicatore dei timori per il settore.
L'Europa, che presto potrebbe di finire nel mirino di Trump con i dazi reciproci attesi il 2 aprile, quelli sulle auto e sull'agroalimentare, lancia l'allarme: "Le tariffe sono un rischio per il commercio globale e gli Stati Uniti - ha messo in evidenza il portavoce della Commissione Europea Olof Gill - dovrebbero rivedere il loro approccio e "adoperarsi su una soluzione cooperativa basata sulle regole che avvantaggi tutte le parti". Preoccupata anche l'Italia con il presidente di Confindustria, Emanuele Orisini, che spiega: "Per un Paese come il nostro che esporta 626 miliardi è ovvio che qualsiasi tipo di dazio è un dato brutto. È una sveglia che ormai è suonata da un po' ma qui squilla ancora più forte verso l'Europa".
I dazi sono il cavallo di battaglia di Trump, una delle politiche centrali dell'America First insieme alla stretta sull'immigrazione. E sono misure esposte a molte critiche. Per Mark Zandi di Moody's Analitycs "causeranno danni economici perché costeranno posti di lavoro". A preoccupare è il quadro generale: alle tariffe si sommano infatti i tagli del Dipartimento dell'Efficienza del Governo e l'incertezza sulle politiche economiche del presidente, con conseguenze che - spiega l'analista - si faranno sentire sull'economia. Il guru della finanzia Warren Buffett non ha dubbi e, inasprendo le critiche già mosse contro i dazi nel 2016, parla di un "atto di guerra".