Colafigli, detto ‘Il Bufalo’, arrestato con altri 27, gestiva un giro di droga in regime di semilibertà

Il regime di semilibertà non gli avrebbe impedito di pianificare cessioni e acquisti di ingenti quantitativi di droga dall'estero e di mantenere rapporti con esponenti della ’ndrangheta, della camorra, della mafia foggiana e anche con un gruppo di albanesi inseriti in un importante cartello di narcos colombiano.
Marcello Colafigli, storico big della Banda della Magliana, è stato arrestato di nuovo al termine di un'indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, coordinati dalla Dda della Procura. Ventotto le misure cautelari (11 in carcere, 16 ai domiciliari e un obbligo di firma) con accuse, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, di tentata rapina in concorso, tentata estorsione in concorso, ricettazione e possesso illegale di armi, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento personale.
A capo dell’organizzazione – secondo gli inquirenti – c'era proprio il 70enne ‘Marcellone’ Colafigli, uno dei promotori della Banda della Magliana, che si è guadagnato il personaggio del ’Bufalo' nella popolarissima serie tv Romanzo criminale. Gravato da più ergastoli, Colafigli è stato condannato tra l'altro per il sequestro e l'omicidio del duca Massimo Grazioli Lante della Rovere (considerata l'azione con cui la Banda ha iniziato la propria attività criminale) e l'omicidio, come mandante, di Enrico De Pedis.
Dalle indagini è emerso che, grazie alla compiacenza della responsabile di una cooperativa agricola dove avrebbe dovuto svolgere l'attività lavorativa prevista dal regime di semilibertà, ha ottenuto la possibilità di allontanarsi a suo piacimento e di incontrare all'interno della cooperativa i propri sodali pianificando così un "rilevante" numero di importazioni di cocaina ed hashish. Avrebbe, inoltre, programmanto la fuga all'estero in un "prossimo futuro" con i proventi di questi affari e l'utilizzo di documenti falsi.
Il gip nell'ordinanza parla di "eccezionale attitudine criminale" e di "disinvoltura a intrattenere legami con figure criminali di primo piano ma, ancora più, dall'impermeabilità al trentennale periodo di carcerazione non essendo mutate né l'indole né la conoscenza delle dinamiche criminali nel territorio romano e nazionale". "Tu sei una bomba atomica, sei una figura troppo importante", gli diceva l'autista e guardaspalle in una conversazione intercettata citata nell'ordinanza del gip.