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Lavoro nel Regno Unito, inasprite le regole per i migranti

Si dovranno guadagnare almeno 38’700 sterline sennò nessun permesso anche per i lavoratori qualificati. Più difficili anche i ricongiungimenti familiari

Il premier britannico Rishi Sunak
(Keystone)
4 dicembre 2023
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Arriva l'annuncio di un giro di vite pure sull'immigrazione regolare nel Regno Unito, dopo le tante promesse rimaste sulla carta in materia di riduzione dei flussi e le misure draconiane tuttora impantanate contro "i clandestini".

Sunak le prova tutte

L'ultima carta del governo conservatore di Rishi Sunak, a caccia di un recupero di quei consensi elettorali che i sondaggi continuano a negare catastroficamente a un anno dal prossimo voto politico, è rappresentato da un pacchetto di provvedimenti destinato ad abbattersi, fra gli altri, sulle opportunità di giovani europei e italiani attratti dal mercato occupazionale dell'isola anche dopo la Brexit.

Si tratta di una stretta largamente preannunciata e focalizzata in particolare sugli ingressi dei migranti legali autorizzati a entrare nel Paese come "lavoratori qualificati". Stretta illustrata alla Camera dei Comuni dal neoministro dell'Interno, James Cleverly, che prevede un'impennata da 26.200 a 38.700 sterline annue (44.000 franchi circa) della soglia minima del contratto richiesto per concedere un visto lavorativo a stranieri chiamati a ricoprire ruoli e mansioni in settori economici spesso flagellati da grave carenza di forza lavoro nel Regno.

Le nuove norme

Non solo. La nuova normativa, se confermata e approvata dal Parlamento, vieterà il riavvicinamento familiare ai dipendenti esteri impiegati nella sanità britannica (Nhs) o nell'assistenza agli anziani, salvo eccezioni da sbloccare ad hoc, a causa di "abusi diffusi" denunciati negli ultimi anni; limiterà la possibilità di farsi raggiungere da parenti anche in altri comparti; eliminerà la regola che finora ha consentito ai datori di lavori di settori afflitti da carenza occupazionale interna di pagare a chi arriva da oltremare stipendi più bassi del 20% rispetto alla media nazionale; renderà più stringenti le regole per ottenere un visto di studio e per consentire agli studenti di farsi raggiungere da familiari (con il nuovo regime 300.000 giovani entrati l'anno scorso non potranno più farlo).

In più Cleverly ha formalizzato un incremento dell'imposta aggiuntiva per la copertura sanitaria degli immigrati, da 624 a 1035 sterline all'anno. Il ministro ha rivendicato l'iniziativa come un modo per "riprendere il controllo del nostro Paese dopo aver votato per uscire dall'Ue" nel 2016. In continuità con "il sistema a punti" introdotto già sotto la premiership di Boris Johnson per filtrare l'immigrazione. Immigrazione che nelle sue parole deve privilegiare "la mobilità globale di talenti e profili qualificati", sulla base di una politica "equa, coerente, legale e sostenibile" che solo "questo governo conservatore" può garantire.

Il caso sbarchi

Proclami a cui si aggiunge il nuovo tentativo di salvare, in funzione di presunta dissuasione degli sbarchi illegali attraverso la Manica, il contestatissimo piano Ruanda per il trasferimento in Africa di quote di migranti giunti clandestinamente in Gran Bretagna e in attesa di risposta a richieste d'asilo nel Regno. Piano bocciato il mese scorso dalla Corte Suprema di Londra e che lo stesso Cleverly dovrà cercare di resuscitare in settimana definendo, in una missione a Kigali, un accordo riveduto e corretto in grado, negli auspici di Sunak, di aggirare le obiezioni formulate dai giudici al testo originale: anche attraverso l'invio di avvocati britannici-garanti nel Paese africano.

In un quadro segnato comunque dalla correzione addirittura al rialzo dei dati ufficiali record sul flusso record netto di migranti (più 745.000) dell'anno scorso, secondo quanto appena certificato dall'Office for National Statistics (Ons); e da cifre sugli sbarchi irregolari - a bordo delle "piccole imbarcazioni" degli scafisti - solo in calo parziale nel 2023.

Nonché sullo sfondo delle polemiche concentriche per i ripetuti fallimenti post Brexit, alimentate tanto dall'ex ministra dell'Interno Suella Braverman, falco della destra interna ultrà silurata di recente da Sunak per insubordinazione, quanto da Yvette Cooper, ministra dell'Interno ombra dell'opposizione laburista neo-moderata di Keir Starmer. Favorevole pure lei - a un anno dalle urne - alla stretta sui contratti di lavoro per gli immigrati; e tuttavia sarcastica, risultati alla mano, "sull'inefficienza" rinfacciata alle politiche Tories della faccia feroce.

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