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L’eterno ritorno dell’antisemitismo

Allarme in Europa, in particolare in Francia. Tanti ebrei cercano di rendersi “invisibili” rinunciando alla kippah e nascondendo i cognomi sui citofoni

In sintesi:
  • Dal tassista dell'aeroporto di Orly alla parrucchiera di Gagny: inquieta la recrudescenza di episodi
  • Per lo storico Michel Wieviorka, il risorgere di questo fenomeno va oltre il conflitto israelo-palestinese
La Stella di David con la scritta Jude durante il Terzo Reich
(Keystone)
7 dicembre 2023
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Le segnalazioni e le statistiche sembrano lasciare pochi dubbi, anche se al momento le tracimazioni razziste sono in buona parte limitate ad attacchi e aggressioni verbali. Il vecchio demone dell’antisemitismo sembra essersi risvegliato in diversi Paesi, danno collaterale dell’inasprirsi del confronto nel Vicino Oriente.

In Francia si moltiplicano allarmanti fatti di cronaca, dal tassista all’aeroporto di Orly che rifiuta di far salire nel suo veicolo degli “sporchi ebrei”, alla parrucchiera di Gagny, nella periferia parigina, che fulmina una sua vecchia cliente con una lapidario “Sei ebrea, non ti servo”. Casi ancora circoscritti ma che inquietano: molti ebrei non osano più mostrarsi pubblicamente con la kippah, dagli stipiti delle porte numerose famiglie hanno ormai tolto la tradizionale mezuzah, l’oggetto rituale nel quale è posta la piccola pergamena con alcuni passaggi del Deuteronomio. Su diverse buche delle lettere, nomi e cognomi sono stati sostituiti da semplici iniziali.

“Gli ebrei cercano di rendersi invisibili” sintetizza il responsabile del Crif, l’organizzazione mantello del giudaismo francese. Allarme in Francia, ma non solo: svastiche e scritte antisemite sono apparse un po’ ovunque, in Germania o in Italia dove sono state vandalizzate diverse pietre d’inciampo che celebrano le vittime della Shoah. In Svizzera non ci sono dati aggiornati, ma il sito swissinfo.ch ci segnala che il 39% degli intervistati tende ad aver stereotipi antisemiti.


Keystone
Un uomo con la kippah in una sinagoga tedesca

Da destra a sinistra

“Vi è un importante slittamento dell’antisemitismo dalla destra estrema agli ambienti dell’immigrazione araba e alla sinistra” sottolinea il professor Marcello Flores, “ecco perché il fenomeno è particolarmente marcato in Francia dove vi sono importanti comunità islamiche”. “Il meccanismo ideologico”, aggiunge il noto studioso di genocidi, “è quello di considerare gli ebrei responsabili della politica del governo di Israele, un amalgama insidioso nel quale inciampa anche una parte della sinistra che tende a criminalizzare un intero popolo”. Un’analisi che non fa una piega, ma forse – chiediamo al professor Flores – vi è una grossa responsabilità anche da parte di chi, come Benjamin Netanyahu, strumentalizza l’olocausto a fini politici. Il primo amalgama non è forse quello di quanti usano una tragedia per giustificare soprusi e crimini nei confronti di chi di quella tragedia non porta alcune responsabilità? “Senz’altro, ma ciò non toglie che i gruppi di sinistra dovrebbero essere più avvisati di quelli tradizionalmente antisemiti di destra ed evitare di cadere in questa trappola”.

Le radici del Male

Michel Wieviorka, storico e autore di “La tentation antisémite. Haine des juifs dans la France d’aujourd’hui” contestualizza il risorgere dell’antisemitismo in un quadro più ampio. Non solo il conflitto israelo-palestinese, ma “le tracce di vecchi pregiudizi storici, la memoria della barbarie naziste che si stempera, la crescita dell’islamismo radicale, la compressione delle analisi negli spazi esigui dell’immediatezza che offrono i social media, la rimessa in discussione del ruolo degli Stati Uniti, e infine la progressiva etnicizzazione della società”.

Nel 1879 un certo Wilhelm Marr, giornalista tedesco pubblica un pamphlet dal titolo particolarmente esplicito: “La strada verso la vittoria del Germanismo sul Giudaismo”. A lui, passato dalla sinistra socialista a un feroce nazionalismo di destra, dobbiamo il termine “antisemitismo” nell’accezione di antiebraismo/antigiudaismo e non, come si potrebbe immaginare, in una connotazione più ampia che comprenda altri popoli di lingue semitiche (arabo, aramaico, amarico, tigrino).

Come succede regolarmente con i convertiti, Marr sposò teorie estremistiche e fondò la Lega antisemita con la quale si prefiggeva di combattere l’ebraismo, a suo dire un pericolo mortale per la Germania. Con lui, H.S Chamberlain filosofo tedesco d’origine britannica (e marito di Eva Wagner, figlia del compositore e scrittore Richard, da annoverare tra i più convinti antisemiti), E. Dühring (autore di “La questione ebraica in quanto problema razziale, morale e culturale”) e alcuni altri diedero apparenza scientifica alle loro teorie razziali che sfociarono poi in quell’antisemitismo di massa alimentato da Hitler e su cui fece leva il Terzo Reich.


Keystone
Un cimitero ebraico profanato nei Paesi Bassi

La genesi dell’antisemitismo moderno appare rintracciabile in molti scritti, nei pogrom russi (e poi nelle purghe staliniane), nell’“Affare Dreyfus” in Francia. La forte presenza di ebrei tra i teorici e rivoluzionari tedeschi e russi (da Karl Marx- il cui padre si era convertito al protestantesimo- a Rosa Luxemburg, a Lev Trotskji) venne letta come la prova di un complotto mondiale internazionalista contro gli Stati nazione.

I Protocolli dei savi di Sion

La pubblicazione del falso storico “Protocolli dei savi di Sion” da parte della polizia segreta zarista, ebbe una straordinaria eco internazionale: travalicò i confini russi ed europei, finendo pure nelle mani dei predicatori islamisti che poterono così suffragare le loro teorie cospirazioniste. L’antisemitismo tuttavia non nasce con la modernità. Affonda le radici molto più lontano nel tempo: ne troviamo tracce importanti nella tradizione islamica (“nel Corano, gli ebrei sono descritti con le fattezze degenerate, che profittano del benessere degli altri popoli, hanno oscene caratteristiche originate dalla loro profondamente radicata lascivia”, aveva riassunto Muhammad Tantawi, Grande Imam dell’Università Al-Azhar del Cairo) e ovviamente nella storia del Cristianesimo. San Girolamo, Padre e Dottore della Chiesa, parlava degli ebrei in questo termini “serpenti la cui immagine è Giuda, la cui preghiera è un raglio d’asino”. La grande colpa naturalmente era quella di “aver ucciso Gesù” e di non averlo riconosciuto come il vero messia.

Si dovrà infine attendere il 1959 e Papa Giovanni XXIII per veder tolta dalla liturgia del Venerdì Santo “oremus et pro perfidia Judaeis”, una formula che connotò, non senza una forzatura di significato, l’ebreo come il perfido, lo sleale, l’infido, l’ipocrita. Che Gesù fosse ebreo, non fu mai evidenziato nelle messe.

Martin Lutero non fece certamente progredire il dialogo con gli ebrei e la loro accettazione da parte del mondo cristiano. Al contrario. Celebre è il suo libello vergato nel 1543, il cui titolo non lascia molti spazi all’immaginazione: “Degli ebrei e delle loro menzogne”. Il grande riformatore definiva gli ebrei “vermi avvelenati”, invitava autorità e fedeli a bruciare sinagoghe, scuole religiose (yeshiva) e libri di preghiera e propugnava l’espulsione e in alcuni casi addirittura l’uccisione di questi infedeli.

Un pericolo da non sottovalutare

Il dramma della Shoah ha certamente contribuito a mostrarci a cosa può condurci la perniciosa, esplicita o sottaciuta giudeofobia. Però, come scrisse Primo Levi “se la peste si è spenta, l’infezione serpeggia”.

La destra radicale, tradizionale serbatoio dei sentimenti meno nobili e dell’antisemitismo più aggressivo, sembra aver recentemente imboccato una strada più presentabile e meno apertamente razzista. “L’estrema destra sta cercando di cambiare”, ci racconta ancora il professor Flores, “Marine le Pen ha sfilato nella manifestazione di Parigi contro l’antisemitismo e in Italia il presidente del senato Ignazio La Russa sembra aver cambiato atteggiamento”. Un cambiamento reale? “Un cambiamento c’è e bisogna prenderne atto, dobbiamo vedere se perdurerà”.


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Una bandiera israeliana con la svastica al posto della Stella di David, in Messico

Il sospetto naturalmente è che questo improvviso abbraccio non sia in realtà semplicemente speculare alla crescente ostilità nei confronti degli arabi. Un razzismo ne scaccia un altro… La diffidenza diffusa nei confronti degli ebrei è comunque da sempre alimentata dal peso specifico che la comunità israelitica ha a livello internazionale: una forte presenza nell’economia, nella finanza, nelle arti, nella cultura. Una forza non commisurata alla sua esiguità demografica (meno di 20 milioni) di cui si nutre chi cerca costantemente un capro espiatorio.

Alla base della presenza importante di ebrei nei vari campi della vita sociale, economica e intellettuale vi è indubbiamente la storia plurimillenaria della loro diaspora che – sottolinea Flores – “ha consentito agli ebrei di entrare in contatto con tante culture, di impadronirsi di conoscenze, esperienze e di rafforzare la loro identità”. Un fattore positivo che agli occhi del pregiudizio si muta in rancore: ecco che proprio per le sue peculiarità l’ebreo diventa facilmente il capro espiatorio. E allora come uscirne? Educazione, sensibilizzazione, disposizioni di legge, ecc… Ma non basta. L’impasse creata dalla guerra in Medio Oriente è gravida di conseguenze. “Solo la fine del più lungo conflitto della storia” – conclude Flores – “sarà in grado di scongiurare il pericolo del crescente antisemitismo”.

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