Estero

Droni ucraini su Mosca, bandiere russe in Niger

Mentre gli attacchi attribuiti agli ucraini si ripetono, il Cremlino è osannato dai golpisti del generale Tchiani

(Keystone)
30 luglio 2023
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“La guerra sta arrivando in Russia”: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in visita ai feriti nella città occidentale di Ivano-Frankivsk, commenta minacciosamente gli eventi di ieri, ovvero il raid con droni avvenuto al centro di Mosca, dove una persona è rimasta ferita, e un attacco parallelo in Crimea. Due droni – hanno riferito media russi – hanno causato una forte esplosione colpendo un grattacielo sede di uffici, ma dove ci sono anche appartamenti residenziali. “I vetri sono andati in frantumi a seguito dell'esplosione al livello del quinto e del sesto piano dell'edificio di 50 piani sull'argine di Presnenskaya”, ha detto alla Tass una fonte dei servizi di emergenza. Le persone presenti nel grattacielo sono state evacuate. La responsabilità – anche un altro palazzo è rimasto danneggiato – è stata immediatamente addossata a Kiev. A colpire sarebbero stati gli stessi droni poi abbattuti a ovest della regione di Mosca. L'aeroporto internazionale di Vnukovo, così come lo spazio aereo sopra la capitale, sono stati chiusi per qualche ora. E sempre i droni sono stati protagonisti di altri attacchi, stavolta in Crimea.

“A poco a poco, la guerra sta tornando nel territorio della Russia, nei suoi centri simbolici e nelle sue basi militari, e questo è un processo inevitabile, naturale e assolutamente giusto", ha detto Zelensky dopo aver incontrato “gli eroi” rimasti feriti nel conflitto e ospitati da un centro di riabilitazione. “L'Ucraina si sta rafforzando”, ha aggiunto, avvertendo però che il Paese dovrebbe prepararsi a un nuovo attacco alle infrastrutture energetiche in inverno.

Le minacce di Medvedev, l’appello del Papa

Vladimir Putin, intanto, flette i muscoli. “La Russia – ha annunciato il presidente alla parata annuale della Marina a San Pietroburgo – continua a potenziare la Marina e avrà altre 30 nuove navi da guerra che si uniranno alla sua flotta già da quest'anno”. E non si fermano i bombardamenti russi: per il Consiglio comunale di Sumy, due persone sono rimaste uccise e altre 20 ferite in un attacco missilistico russo contro una scuola professionale, mentre in un raid su Kostyantynivsk nella regione del Donetsk una persona è morta e altre due sono rimaste ferite, secondo Kiev. Per il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev le forze armate russe hanno però il merito di prevenire un conflitto nucleare: “Respingendo la controffensiva del nemico collettivo - scrive su Telegram - stanno difendendo i cittadini della Russia e la nostra terra. Questo è evidente a tutte le persone oneste. Ma oltre a questo, stanno prevenendo un conflitto mondiale. Dopotutto, se immaginiamo che l'offensiva degli ucraini con l’appoggio della Nato abbia successo e ci porti via parte della nostra terra, allora dovremmo usare le armi nucleari in virtù delle regole del decreto del presidente della Russia del 2 giugno 2020. Non ci sarebbe altra via d'uscita”.

Intanto Papa Francesco ha chiesto a Mosca di finirla col boicottaggio del grano:"Non cessiamo di pregare per la martoriata Ucraina dove la guerra distrugge tutto, anche il grano, e questa è una grave offesa a Dio perché il grano è dono suo per sfamare l'umanità", ha detto il Papa all'Angelus sottolineando che “il grido di milioni di fratelli e sorelle che soffrono la fame sale fino al Cielo”. Poi si è rivolto direttamente alla Russia: “Faccio appello ai miei fratelli, le autorità della federazione russa, affinché sia ripristinata l'iniziativa del Mar Nero e il grano possa essere trasportato in sicurezza”.

AFRICA

Le bandiere russe sventolano anche in Niger

La Russia è protagonista anche in Niger, mentre è sempre più concreta l'ipotesi che il golpe guidato dal generale Abdourahamane Tchiani possa portare a un intervento militare. Lo hanno detto a chiare lettere i Paesi dell'Ecowas, riuniti ad Abuja, lanciando alla giunta di Niamey un ultimatum di una settimana per ristabilire l'ordine. Ma anche Parigi si è detta pronta a “reagire con decisione” se fossero attaccati i cittadini francesi e i loro interessi, dopo che migliaia di manifestanti pro-golpe hanno manifestato, tentando l'assalto all'ambasciata francese a Niamey mentre sventolavano bandiere russe e inneggiavano a Mosca. Alcuni hanno cercato di entrare nell'edificio, altri invece hanno strappato la targa con la scritta ‘Ambasciata francese in Niger’, prima di calpestarla e sostituirla con bandiere russe e nigerine.

“Viva Putin”, “Viva la Russia”, “Abbasso la Francia”, hanno gridato i manifestanti, prima di essere dispersi dai lacrimogeni. L'Eliseo ha fatto sapere che il presidente Emmanuel Macron “non tollererà alcun attacco contro la Francia e i suoi interessi”, ribadendo il sostegno a ogni iniziativa per il ripristino dell'ordine costituzionale e al ritorno del presidente Bazoum. L'organizzazione regionale Ecowas nella sua riunione straordinaria ha anche deciso di tagliare i cordoni a Niamey, sospendendo “tutte le transazioni commerciali e finanziarie” tra i suoi Stati membri e il Niger, Paese del Sahel con 20 milioni di abitanti, tra i più poveri al mondo nonostante le sue risorse di uranio. E ha deciso di imporre altre sanzioni finanziarie, tra cui “il congelamento dei beni per i funzionari militari coinvolti nel tentativo di colpo di Stato”. In apertura del vertice ad Abuja in Nigeria, il presidente nigeriano Bola Tinubu, capo dell'Ecowas, ha denunciato “la presa di ostaggii” da parte dei golpisti e l’“assalto” compiuto alla democrazia.

La crisi nel Niger ha dei riflessi politici ed economici che si riflettono anche in Russia, considerato che il gruppo mercenario Wagner sta già operando nel vicino Mali e il presidente Vladimir Putin vorrebbe espandere la sua influenza nella regione. E preoccupa un possibile asse dei golpisti con la Russia di Vladimir Putin e un crescente peso dei mercenari, con il loro capo Prigozhin che da giorni fa apertamente l'occhiolino a Niamey. Dopo il Mali e il Burkina Faso, il Niger, flagellato dagli attacchi di gruppi legati allo Stato islamico e ad al Qaeda, è il terzo Paese della regione a subire un colpo di stato dal 2020.

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