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25.07.2022 - 21:23

Giustiziati 4 attivisti per la democrazia

La giunta militare ha fatto uccidere, con l’accusa di terrorismo, l’ex parlamentare e rapper Zeya Thaw e altre tre persone

Ansa, a cura di Red.Estero
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L’ex parlamentare e rapper Zeya Thaw (Keystone)

Il brusco ritorno al passato della Birmania continua: quattro dissidenti attivi nel movimento per la democrazia sono stati giustiziati per aver organizzato "atti terroristici" contro le forze di sicurezza dopo il colpo di stato del febbraio 2021. In particolare uno di essi, l’ex parlamentare e rapper Zeya Thaw, era uno dei volti simbolo della transizione birmana verso la democrazia iniziata un decennio fa.

Le esecuzioni, le prime di prigionieri politici dagli anni Ottanta, sono l’ennesima dimostrazione del pugno di ferro di un regime militare finora insensibile alle proteste della comunità occidentale.

Zeya Thaw (41 anni) è stato giustiziato assieme al veterano del movimento per la democrazia Kyaw Min Yu (53 anni), attivo già nelle proteste studentesche del 1988, e ai due attivisti Hla Myo Aung e Aung Thura Zaw.

Ricorso respinto

I quattro erano stati condannati in primo grado lo scorso gennaio, e il loro ricorso è stato respinto solo un mese fa. L’intero processo si è svolto a porte chiuse, e agli imputati è stato negato l’accesso a un avvocato. I media statali non hanno riportato la data dell’esecuzione né il metodo. Quando la pena di morte era ancora praticata nel Paese, alla fine degli anni Ottanta, si usava l’impiccagione.

I quattro giustiziati erano stati giudicati colpevoli di aver organizzato uccisioni di poliziotti e informatori del regime. Quando Zeya Thaw era stato arrestato in un appartamento di Yangon, nel novembre 2021, la tv statale aveva diffuso una foto di lui con le mani dietro la testa, e davanti a sé un fucile automatico e due pistole, con numerosi caricatori e proiettili.


Aung San Suu Kyi (Keystone)

Le reazioni

Le esecuzioni hanno provocato accese reazioni della comunità internazionale. Human Rights Watch le ha definite "atti di assoluta crudeltà". L’ambasciata Usa ha Yangon ha condannato "l’esecuzione" e l’inviato speciale dell’Onu per i diritti umani in Birmania, Tom Andrew, si è detto "indignato e distrutto" parlando di "patrioti birmani e paladini dei diritti umani e della democrazia", mentre l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha definito l’esecuzione "crudele e regressiva". Ferma condanna anche dall’Italia, dalla Francia e dal Pe con la presidente Roberta Metsola che si è detta "inorridita".

Dall’opposizione birmana sono giunte le parole di Aung Myo Min, ministro per i diritti umani del governo in esilio: "Di cos’altro abbiamo bisogno per provare quanto è crudele il regime militare omicida?".

L’uccisione di Zeya Thaw è particolarmente simbolica della repressione delle aspirazioni democratiche di una generazione. Eletto in Parlamento nel 2012 assieme ad Aung San Suu Kyi e rimasto deputato fino al 2020, in precedenza Zeya Thaw era un poliedrico artista che con il collettivo ‘Generation Wave’ era diventato uno dei simboli della nuova coscienza politica dei giovani, sfidando la censura e distribuendo i suoi cd clandestinamente.

Era già stato arrestato nel 2008, e all’epoca Amnesty International lo aveva nominato "prigioniero di coscienza", prima di essere rilasciato in un’amnistia nel 2011: uno dei bei gesti con cui il regime voleva convincere il mondo di essere in buona fede nell’imbastire una transizione verso la democrazia.

Sembra un’epoca fa. Zeya Thaw era una delle nuove leve della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi, che è detenuta dal giorno del golpe ed è già stata condannata per solo alcuni di una serie di reati che in tutto potrebbero costarle oltre cent’anni di reclusione.

In carcere in 12mila

Altri 120 prigionieri politici sono già stati condannati a morte, e circa 12mila sono in carcere; la repressione della resistenza pacifica ha convinto molti dissidenti a passare alle armi, unendosi alle milizie etniche da decenni in guerra con il governo centrale.

E in un Paese duramente colpito dal Covid, dove gli investitori stranieri sono già fuggiti, turisti e giornalisti non possono entrare, l’economia è in caduta libera. Ma la giunta appare sorda a qualsiasi richiamo alla ragione. Sostenuta dai tradizionali alleati Cina e Russia, va avanti. Che per la Birmania, significa indietro di decenni.

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