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Keystone
28.06.2022 - 16:33
Ats, a cura de laRegione

La sfida di Edimburgo: ‘Referendum per la secessione nel 2023’

La first minister scozzese Nicola Sturgeon annuncia un voto ‘consultivo’. ‘La democrazia scozzese non sarà prigioniera di Johnson o di un altro premier’

La first minister indipendentista scozzese Nicola Sturgeon rilancia la sfida al governo di Londra su un referendum bis per la secessione annunciando la presentazione di un progetto di legge locale al Parlamento di Edimburgo per la convocazione di un voto "consultivo" da tenersi secondo le sue intenzioni il 19 ottobre 2023. Il referendum dovrebbe riproporre lo stesso quesito respinto nel 2014. L’annuncio è stato fatto mentre la regina Elisabetta si trova a Edimburgo e malgrado il governo centrale britannico di Boris Johnson, che sulla carta dovrebbe dare il placet, abbia ripetutamente evocato il suo veto.

In base alle regole costituzionali del Regno Unito un referendum di questo tipo va autorizzato da Londra e non può essere convocato autonomamente di una delle quattro nazioni che lo costituiscono (Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord o appunto Scozia). Un via libera che Johnson - come in passato la sua predecessora Theresa May - ha ribadito più volte di non voler dare, tenuto conto che la consultazione del 2014 fu convocata con l’impegno delle parti a far sì che fosse il voto di "una generazione". Sturgeon, leader degli indipendentisti dell’Snp (Scottish National Party), sostiene viceversa di aver il mandato democratico per chiedere un bis, sulla base della maggioranza conquistata in Scozia dal suo partito e del cambiamento di scenario prodotto dalla Brexit: ossia il divorzio dall’Ue, votato a maggioranza nel 2016 dagli elettori inglesi (e gallesi), ma solo da una minoranza di scozzesi.

Illustrando oggi la sua nuova ‘road map’ al Parlamento di Holyrood, a Edimburgo, la first minister ha precisato di volerne illustrare i dettagli in una lettera che si prepara a inviare a Johnson; e di essere "pronta e disponibile a negoziare" con lui i termini dell’atto necessario (in base alla cosiddetta Sezione 30) a conferire all’assemblea elettiva locale i poteri di convocazione d’un secondo voto referendario. "Ciò che non sono disponibile a fare - ha tuttavia aggiunto in modo sibillino - è consentire che la democrazia scozzese sia tenuta prigioniera da Boris Johnson o da qualunque altro primo ministro". "La mia determinazione - ha concluso - è di assicurare un processo che permetta al popolo della Scozia di esprimere la propria volontà attraverso un referendum legale e costituzionale da cui sia possibile stabilire democraticamente ed equamente la scelta della maggioranza. E i passi che ho illustrato oggi cercano di ottenere questo".

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