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11.04.2022 - 22:54
Aggiornamento: 12.04.2022 - 15:35

L’Italia punta sul gas algerino per sganciarsi da Mosca

Siglata un’intesa che mira a sostituire un terzo delle importazioni russe di metano già dal prossimo anno

Ansa / Ats, a cura de laRegione
l-italia-punta-sul-gas-algerino-per-sganciarsi-da-mosca
Keystone
Draghi in Algeria

Algeri - Sganciarsi, il prima possibile, dal gas russo: con questo obiettivo il presidente del consiglio italiano Mario Draghi si è presentato al palazzo presidenziale algerino e ha concordato la sigla con il presidente Abdelmadjid Tebboune di un accordo da nove miliardi di metri cubi di forniture aggiuntive, che consentiranno di fare un balzo in avanti, in tempi rapidi, nel percorso verso l’indipendenza dalle forniture di Mosca. E di "proteggere", va ripetendo in ogni occasione il premier, cittadini e imprese dalle conseguenze del conflitto in Ucraina.

Si parte da tre miliardi di metri cubi di metano in più, subito, spiega il ministro della Transizione italiana Roberto Cingolani - che ha accompagnato il premier italiano insieme al titolare della Farnesina Luigi Di Maio che ha siglato materialmente l’intesa - ma il flusso di gas che dal deserto algerino arriverà a Mazara del Vallo attraverso il gasdotto Transmed sarà "costante e andrà a crescere".

Nel 2023 si arriverà ai pattuiti nove miliardi di metri cubi in più che consentiranno di sostituire un terzo delle importazioni da Mosca. Ad aumentare le forniture ci penseranno Eni e Sonatrach che hanno pattuito un accordo operativo - su quantità e prezzi - della produzione aggiuntiva che potrà sfruttare anche il nuovo giacimento appena scoperto nell’area di Berkine Sud. Ma la "cooperazione" energetica andrà oltre il gas, annuncia Draghi, e guarderà anche all’idrogeno verde e alle rinnovabili, volano per "sviluppo e occupazione".

Gli accordi di Algeri sono "una risposta significativa" verso la "riduzione della dipendenza dal gas russo", rivendica Draghi in una breve dichiarazione fuori dal Palazzo presidenziale, uno dei pochi momenti pubblici della visita in Algeria. "Subito dopo l’invasione dell’Ucraina, avevo annunciato che l’Italia si sarebbe mossa con rapidità", ricorda il premier che nelle prossime settimane volerà prima in Congo e Angola e poi in Mozambico per portare a casa "altre" intese - da aggiungere a quella già siglata con l’Azerbaijan - per sostituire gli approvvigionamenti russi.

La guerra, ragiona Draghi davanti alla comunità italiana di Algeri, sta cambiando le "strategie delle politiche energetiche" e i Paesi del Mediterraneo potrebbero diventare centrali, "hub" dell’energia, a patto di rivedere le attuali "interconnessioni". Non bisogna farsi trovare impreparati. Ecco perché va data nel frattempo anche una spinta alle energie rinnovabili, altro perno del piano italiano per diversificare le fonti. In Italia il problema è quello della burocrazia, degli iter troppo lungi per le accelerazioni, un cruccio del premier. Ma il Consiglio dei ministri chiamato a rivedere le procedure per accelerare la produzioni da rinnovabili non dovrebbe essere questa settimana - quando potrebbe invece arrivare il nuovo decreto per facilitare i progetti del Pnrr - ma in una delle prime riunioni dopo Pasqua, lascia intendere Cingolani.

Con l’Algeria, già primo partner italiano in Africa, i progetti di investimento andranno al di là dell’energia. Davanti agli imprenditori - circa 200 le realtà italiane stabili nel Paese - il premier spiega che con Tebboune si è parlato anche di agroalimentare, elicotteri, "dell’idrico nel deserto, di aumentare la produzione di grano, di costruzioni di navi da pesca d’altura". Incontrando la comunità italiana in ambasciata - prima di una cena con il presidente e il volo per i rientro a Roma - il premier ha assicurato il sostegno del governo.

"Siamo con voi" ha detto a più riprese elogiando il "coraggio" di chi ha investito oltreconfine e i rapporti antichi che legano Roma e Algeri. Lo dimostra, ha detto, anche la presenza di una scuola italiana nella capitale, come non accade più in molte parti del Nordafrica al contrario di "quando ero parecchio più giovane". Le politiche di tagli hanno portato "i governi a chiuderle" capendone solo dopo l’importanza per creare legami forti e stabili tra i Paesi.

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