Italia
14.07.2022 - 19:05
Aggiornamento: 20:23

Mattarella ha respinto le dimissioni di Draghi

Il Presidente del Consiglio italiano afferma che non c’è più la maggioranza: ‘Venuta meno la fiducia’. Parlerà mercoledì

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Keystone

Il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha annunciato le proprie dimissioni al Consiglio dei Ministri convocato dopo il voto di fiducia sul Decreto Aiuti, che, pur essendo passato con ampia maggioranza, ha visto il Movimento 5 Stelle (M5S) sfilarsi dalla maggioranza non partecipando alla votazione.

"Voglio annunciarvi che questa sera rassegnerò le mie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica". Queste le prime parole dell’intervento di Draghi al Consiglio dei ministri odierno. "Le votazioni di oggi in Parlamento – ha proseguito – sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico. La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più. È venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo". "In questi giorni da parte mia – ha detto ancora il premier – c’è stato il massimo impegno per proseguire nel cammino comune, anche cercando di venire incontro alle esigenze che mi sono state avanzate dalle forze politiche. Come è evidente dal dibattito e dal voto di oggi in Parlamento questo sforzo non è stato sufficiente. Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi. Queste condizioni oggi non ci sono più". "Vi ringrazio per il vostro lavoro, i tanti risultati conseguiti – ha concluso Draghi –. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raggiunto, in un momento molto difficile, nell’interesse di tutti gli Italiani".

La parola passa ora al Presidente della Repubblica Mattarella che dovrà valutare il da farsi, con alcune forze politiche, in primis Fratelli d’Italia ma anche la sinistra radicale, che premono per sciogliere le Camere e tornare al voto. Fra le ipotesi anche un governo di transizione che realizzi le riforme necessarie, legate soprattutto al Pnrr, per poi portare il Paese al voto.

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