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05.04.2022 - 22:05

Fosse comuni e segni di stragi a Irpin e Borodyanka

Sono almeno 200 i corpi delle persone trovate morte sotto le macerie provocate dai bombardamenti russi

di Cristoforo Spinella/Ansa
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Keystone
Irpin, nei dintorni di Kiev

Roma – Una galleria degli orrori senza uscita. Dopo Bucha, da Irpin a Borodyanka arrivano nuove immagini della vergogna. A mano a mano che la controffensiva ucraina guadagna terreno, le atrocità spuntano lungo la strada delle forze russe in ritirata. Spinti da senso di impunità o urgenza della fuga, i soldati di Mosca hanno lasciato indietro cadaveri giustiziati e abbandonati agli angoli delle vie, fosse comuni, corpi straziati dagli abusi.

"Numerosi casi di tortura di civili si registrano nei territori liberati dagli occupanti razzisti", è l’ultima denuncia della responsabile per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudmila Denisova. "Bambini di meno di 10 anni uccisi con segni di stupro e tortura sono stati trovati nella città di Irpin", il sobborgo a nord-ovest della capitale ripreso una settimana fa ai russi. "Nella regione di Kiev - ha affermato Denisova - il ‘campo per bambini di Prolisok’ ha ospitato per tre settimane la base di un’unità dell’esercito razzista. Nel seminterrato sono stati trovati cinque cadaveri di uomini con le mani legate dietro la schiena. Sono stati torturati e poi uccisi a sangue freddo. Una delle vittime aveva il cranio schiacciato".

Un incubo in cui i bambini continuano a subire traumi e sofferenze. Almeno 158 sono quelli rimasti vittime del fuoco russo, secondo il bilancio di Kiev, mentre due milioni sono quelli fuggiti dal Paese. Dopo la mattanza di Bucha, di cui continuano a emergere macabri dettagli, come la denuncia di sei corpi di civili bruciati per nascondere le tracce delle torture che avevano subito, il quadro degli orrori si allarga e lascia temere violenze atroci nelle aree ancora sotto il controllo delle forze di Mosca. Anche se l’Ucraina, dopo la reazione sgomenta della comunità internazionale alle immagini della vergogna nella cittadina alla periferia di Kiev, avverte che i russi potrebbero intensificare gli sforzi per occultare i loro crimini. Mentre la Russia continua a negare le accuse e parla di fake news e video montati ad arte dalla propaganda occidentale, i resti delle vittime dei raid continuano a emergere. "Ci sono i corpi di circa 200 civili sotto le macerie dei palazzi colpiti dai bombardamenti russi a Borodyanka", una cinquantina di chilometri a nord-ovest della capitale, lungo la direttrice che attraversa Bucha e Irpin. "Il 24 febbraio siamo stati la prima città a essere bombardata. Stiamo cominciando adesso a portare via i corpi perché i russi non ce lo hanno permesso fino a quando c’è stata l’occupazione", ha detto il sindaco Georgiy Erko.

I russi si sono ritirati venerdì, ma i cadaveri continuano ad affiorare da sepolture superficiali e nascondigli improvvisati. Orrori continuano a emergere giorno dopo giorno. I corpi di tre civili torturati sono stati trovati nel distretto di Konotop, nella regione nordorientale di Sumy, anch’essa da poco ripresa dagli ucraini, secondo il capo dell’amministrazione militare regionale locale, Dmytro Zhyvytskyi. Frenata dalla resistenza nella regione di Kiev, l’offensiva russa giunta al quarantunesimo giorno continua a concentrarsi sulle zone del sud-est, alle porte del Donbass. Gli attacchi proseguono sulla città portuale di Mykolaiv, bastione strategico sulla via per Odessa, dove lo Stato maggiore ucraino ha denunciato nuovi raid con bombe a grappolo. Nel mirino anche alloggi civili e strutture mediche, incluso un ospedale pediatrico, mentre una troupe della Cnn ha rischiato di essere colpita da un lancio di granate, piovute a pochi metri dalle loro auto. A Pologi, nella regione di Zaporizhzhia, nell’Ucraina sud-orientale, i soldati di Mosca hanno sequestrato un ospedale distrettuale, dove hanno ricoverato i loro feriti, secondo la denuncia dell’Amministrazione militare regionale. Isolata resta intanto Mariupol, teatro dell’assedio più lungo, dove alcuni convogli di civili sono riusciti a fuggire negli ultimi giorni lungo i corridoi umanitari. Ma l’impossibilità per reporter e osservatori di fare il percorso inverso per la minaccia del fuoco russo fa temere sempre di più che Mosca voglia nascondere un quadro simile, se non peggiore, a quello emerso nei sobborghi di Kiev.

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