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09.03.2022 - 15:31
Aggiornamento: 22:04
a cura di Marco Narzisi

La Bosnia Erzegovina chiede all’Ue lo status di paese candidato

Il Presidente di turno, il croato Zeljko Komsic, ha chiesto alle istituzioni europee di fare un passo ulteriore per l’adesione all’Ue

Dopo le richieste di adesione avanzate nei giorni scorsi, oltre che dall’Ucraina, da Georgia e Moldavia, ieri è stata la Bosnia Erzegovina a muovere un passo ulteriore per l’ingresso nell’Unione europea. Il presidente di turno della federazione, il croato Zeljko Komsic, ha infatti inviato una lettera alle principali istituzioni dell’Ue per sollecitare il conferimento dello status di Candidato al paese balcanico, la cui richiesta di adesione è stata peraltro inviata già nel 2016. La richiesta è stata presentata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel, all’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell e al commissario dell’Ue per la politica di vicinato e l’allargamento Oliver Varhelyi.

Nella lettera, riportata dai media bosniaci, Komsic valuta "la pericolosa attività politica e militare della Russia" come "inaccettabile" sottolineando che essa "è al di fuori delle norme del diritto pubblico internazionale e dei suoi accordi validi, come la Carta delle Nazioni Unite". Komsic ricorda come la Bosnia abbia finora aderito "a tutte le misure decise dall’Ue contro coloro che hanno attaccato la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina". Ciò, sottolinea il presidente bosniaco, in linea con la posizione della Presidenza del suo Paese fin dal 2014, che aveva condannato l’annessione della Crimea alla Russia "che ha violato l’integrità territoriale dell’Ucraina e portato un attacco diretto alla sua sovranità".

In questo momento, prosegue Komsic, "l’unità europea è più che necessaria e un chiaro segnale che i Balcani occidentali fanno parte dell’Europa e gli Stati che ne fanno parte sono indiscutibilmente futuri membri dell’Ue". Lo status di candidato, dando "un’ulteriore conferma dell’indivisibilità e della sovranità" della Bosnia, contribuirebbe in modo positivo alla sicurezza generale e stabilità del Paese e dell’intera regione dei Balcani occidentali.

Da ricordare che lo status di candidato non comporta l’adesione automatica all’Ue né l’avvio automatico dei negoziati. Infatti, come si legge anche sul sito Eur-lex che raccoglie il diritto europeo, "il paese candidato è tenuto a dimostrare la sua capacità di soddisfare i criteri di adesione (criteri di Copenaghen) e di assumere i diritti e i doveri inerenti all’adesione all’Unione europea". La Bosnia, in questo caso, come ricorda anche Komsic nella lettera, dovrà portare a termine "un profondo processo di riforma, ad esempio, migliorando le proprie infrastrutture e capacità amministrative alla luce dell’attuazione di una nuova legislazione conforme al corpus legislativo e alle norme dell’Unione europea (denominato acquis)". Dovrà quindi essere prestata attenzione "all’attuazione di riforme importanti nell’ambito dello Stato di diritto, dell’economia e del funzionamento di istituzioni democratiche e della pubblica amministrazione".

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