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Un uomo contesta Orban mostrando un cartello per le strade di Budapest (Keystone)
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15.07.2021 - 20:200
Aggiornamento : 21:59

Ue, offensiva a tutto campo contro Polonia e Ungheria

Bruxelles insiste sui diritti civili, dopo le ultime leggi che limitano la libertà approvate nei due Paesi dell'Est. Bocciato il sistema giudiziario polacco

Il tempo degli avvertimenti per Polonia e Ungheria è finito. L'Unione europea ha assestato i suoi colpi in un'offensiva a tutto campo su valori e stato di diritto, la cui estrema conseguenza potrebbe anche portare alla chiusura dei rubinetti dei fondi strutturali del bilancio Ue, di cui Varsavia, con oltre 66 miliardi, è primo beneficiario. Mentre c'è già chi, nel Ppe, evoca lo spettro di una Polexit.

Nell'incalzare di un clima da resa dei conti finale, si allarga la faglia tra l'Unione e i due Paesi guidati da regimi populisti di destra, il Pis polacco di Jaroslaw Kaczynski e l'ungherese Fidesz di Viktor Orban, corteggiati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni all'Eurocamera.

La sentenza europea

La sentenza definitiva della Corte europea, che ha bocciato in pieno il sistema disciplinare della giustizia polacca; l'apertura di una procedura d'infrazione contro Polonia e Ungheria per le discriminazioni delle comunità arcobaleno; e il deferimento di Budapest ai togati del Lussemburgo per violazioni alle norme dei richiedenti asilo sono gli ultimi capitoli dello scontro per il rispetto dello stato di diritto, che dopo anni di sonnolenza si è fatto ormai esplosivo.

Le lettere di messa in mora inviate alle due capitali per le discriminazioni contro la comunità arcobaleno riguardano la legge che vieta l'accesso a contenuti che promuovono la "divergenza dall'identità del sesso alla nascita, al cambiamento di sesso o all'omosessualità" per i minori di 18 anni nel caso dell'Ungheria, e per le "zone franche Lgbt" in varie regioni e comuni polacchi.

La mossa, accolta con favore dai capidelegazione all'Eurocamera di Pd, Brando Benifei, e M5S, Tiziana Beghin, dimostra che sui valori Bruxelles non ha intenzione di arretrare di un millimetro. Ma la vera partita si gioca sulla sentenza della Corte Ue che ha sancito come il sistema disciplinare della giustizia polacca "non fornisca tutte le garanzie di imparzialità e indipendenza ed, in particolare, non sia protetto dall'influenza dell'esecutivo".

I mal di pancia di Varsavia

La questione è molto seria. La Corte costituzionale di Varsavia mercoledì ha provato ad alzare la testa, respingendo le deliberazioni dei togati del Lussemburgo. Ma la risposta di Bruxelles è arrivata a stretto giro: "La legge dell'Unione ha la primazia su quella nazionale. Tutte le decisioni della Corte Ue sono vincolanti". E ci si aspetta che tutte le decisioni siano applicate", ha avvertito il portavoce Eric Mamer. In caso contrario l'Esecutivo "non esiterà a usare i suoi poteri".

Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha protestato per il "trattamento" riservato al suo Paese, "peggiore" rispetto ad altri, come Spagna e Germania, e si è unito al suo guardasigilli Zbigniew Ziobro nel definire la sentenza "politica". Ma se si ostinerà nella ribellione Varsavia potrebbe andare incontro a scenari cupi: da una multa salata all'attivazione del meccanismo dello stato di diritto che blocca l'erogazione dei fondi strutturali europei. E c'è anche di più. Il piano per il Recovery della Polonia, per una dote da 23,9 miliardi di euro, come quello ungherese è ancora in fase di scrutinio. Il periodo di estensione di un mese, richiesto da Varsavia alla sua presentazione, scadrà il 3 agosto. Forse è solo un caso, ma la Corte costituzionale polacca ha fatto slittare la sua risposta al governo di Morawiecki sulla primazia della legge Ue proprio nella stessa data. Da qui ad allora, c'è da scommetterci, impazzeranno i negoziati.

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