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Un megastriscione con Oriol Junqueras (Keystone)
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23.06.2021 - 20:56
Aggiornamento: 21:18

Scarcerati i leader catalani: ‘Ora l’indipendenza’

Messaggi apertamente ostili verso Madrid: 'La galera non ci ha piegati, continuiamo la nostra lotta'

Più di tre anni dietro le sbarre possono aver lasciato il segno, ma la fede nel progetto di una Catalogna "indipendente" è rimasta intatta e la "lotta" per realizzarlo "andrà avanti". I nove leader separatisti condannati a pene di reclusione dopo il tentativo di secessione dalla Spagna del 2017 sono di nuovo liberi grazie all'indulto parziale concesso da Madrid.

E le loro prime parole dopo la scarcerazione — pronunciate di fronte a rappresentanti istituzionali catalani, colleghi e sostenitori accorsi ad accoglierli e riprese dalle tv iberiche — sono state per riaffermare il raggiungimento del divorzio dallo Stato come loro obiettivo politico principale. Affermazioni che lasciano aperto l'interrogativo su quale sarà l'effetto reale di una misura che il premier Pedro Sánchez ha presentato come atto di "utilità pubblica" necessario per aprire "un nuovo tempo di dialogo".


Due ragazze avvolte nella senyera, la bandiera catalana (Keystone)

"Oggi non finisce nulla, oggi tutto continua", ha affermato l'ex vicepresidente regionale Oriol Junqueras a pochi passi dall'uscita del centro penitenziario di Lledoners (provincia di Barcellona). "Il carcere non ci piega di fronte a nulla, ma al contrario rafforza le nostre convinzioni", ha aggiunto il leader indipendentista, incarcerato a ottobre 2017 e condannato poi in via definitiva a 13 anni per sedizione e malversazione. Dallo stesso carcere sono usciti altri sei leader: gli ex assessori regionali Jordi Turull, Raül Romeva, Joaquim Forn e Josep Rull e gli attivisti Jordi Sànchez e Jordi Cuixart.

Toni battaglieri

Tutti hanno pronunciato discorsi sulla stessa linea di quello di Junqueras, mentre i loro sostenitori scandivano cori inneggianti all'indipendenza e contro la "giustizia spagnola". "Non accetteremo nessun silenzio in cambio di nessun indulto", ha detto per esempio Jordi Sánchez. Praticamente in contemporanea uscivano di prigione anche la ex presidente del Parlamento regionale catalano Carme Forcadell, reclusa nel carcere di Wad Ras a Barcellona, e l'ex assessora Dolors Bassa da Puig de les Basses (Girona). Entrambe hanno chiesto "l'amnistia" per risolvere il problema della "repressione" degli indipendentisti coinvolti in cause giudiziarie. L'indulto rappresenta una delle scommesse più ardite del governo di Pedro Sánchez: osteggiata con toni durissimi dall'opposizione, ha invece ottenuto il beneplacito di importanti figure imprenditoriali.

Voglia di referendum

Il nuovo presidente regionale catalano, l'indipendentista moderato Pere Aragonès, l'ha definita "insufficiente", sostenendo che la vera soluzione sarà un "referendum concordato" con lo Stato sull'indipendenza, anche se si è detto disponibile al "dialogo". Sánchez e Aragonès hanno fissato un incontro istituzionale per martedì prossimo a Madrid; resta da capire se queste iniziali aperture reciproche avranno seguito attraverso negoziati a più lungo termine.

Un altro dei fronti aperti è il futuro dei leader indipendentisti fuggiti all'estero e ricercati in patria dopo esser stati coinvolti nella causa giudiziaria aperta nel 2017, primo fra tutti l'ex presidente regionale Carles Puigdemont. "Se viene, sarà sottoposto a giudizio", ha detto oggi il ministro della Giustizia Juan Carlos Campo.

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