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07.05.2021 - 22:13
Aggiornamento: 22:50

Johnson espugna un fortino dei laburisti

I Labour faticano nelle elezioni locali e avanzano i tories del primo ministro in carica. In attesa del voto in Scozia

Ansa, a cura de laRegione
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Boris Johnson può esultare, per ora, in attesa della Scozia (Keystone)

L'Inghilterra, quella profonda, è con Boris Johnson, il cui Partito Conservatore avanza ancora nella tornata elettorale locale a più vasto raggio della storia britannica recente: in barba al Covid, a polemiche, a scandali veri o presunti. Ma se l'ennesimo successo popolare alle urne nella nazione di gran lunga maggiore del Regno consolida la posizione a Downing Street del premier della Brexit - e minaccia di azzoppare sul nascere la leadership laburista in giacca e cravatta di sir Keir Starmer - resta l'incognita della sfida indipendentista della Scozia a fare ombra sul futuro di BoJo. E, chissà, dell'intera isola.

Avanzata dei conservatori

I risultati stanno arrivando alla spicciolata e non saranno completi sino al weekend, per effetto dei protocolli imposti dalle precauzioni sanitarie di un voto che unisce gli appuntamenti in calendario originariamente per quest'anno a quelli rinviati nel 2020 causa lockdown. Ma la tendenza sul fronte inglese appare chiara. Con la parrocchia Tory capace d'infliggere un'ulteriore umiliante disfatta ai laburisti in quello che fu il 'muro rosso' dell'Inghilterra centro-settentrionale nell'unico collegio nazionale in palio per un seggio alla Camera dei Comuni: quello delle suppletive di Hartlepool, città in mano al Labour da mezzo secolo dove la candidata del partito di governo, Jill Motimer, non ha semplicemente superato il rivale Paul Williams, fedelissimo di Starmer, come gli ultimi sondaggi tutto sommato prevedevano; l'ha spazzato via quasi doppiandolo nei consensi. Un segnale sonante, confermato poi dai progressi nella generalità delle amministrative made in England da parte dei Conservatori: in grado di strappare ai Laburisti anche il controllo di diversi consigli locali di contea come quelli di Redditch o di Nuneaton & Bedworth, nelle Midlands, di Northumberland, di Dudley, e giù giù fino ad Harlow, nell'Essex, a sud. Vittorie cui il Labour può contrapporre la scontata conferma del sindaco di Londra, Sadiq Khan, o di altre aree urbane metropolitane mai in discussione come Manchester; in attesa di sapere se sarà riuscito a salvare il timone del governo locale del Galles (dove pure i Tories sembrano guadagnare qualcosa). Ma che pesano comunque come macigni su qualunque ambizione immediata di rimonta di Starmer, il cui score si profila inferiore persino a quello raccolto dal contestatissimo predecessore Jeremy Corbyn, inviso all'establishment moderato per il suo "radicalismo". Un risultato che sir Keir non può negare essere "deludente", rigettando tuttavia come prematura una condanna del suo tentativo di "riconnettersi" con l'elettorato e "la working class" dopo la devastante batosta sotto la gestione precedente alle politiche di fine 2019. Senza poter impedire peraltro il riaccendersi del caos dello scontro fra correnti fra i suoi, con la sinistra interna ex corbyniana decisa a rialzare la testa contro un tradimento "dei valori" socialisti che non ha pagato.

Vittoria personale

Johnson dal canto suo osserva e si frega le mani. Attribuendo il buon esito della sua strategia di sfondamento del 'red wall' alla sintonia del governo Tory "con la gente" sulle priorità del momento: a iniziare dall'impegno a "ricostruire in meglio" il Paese e la sua economia dopo il terremoto Covid. "E' grazie alla Brexit - aggiunge quindi arringando la cittadinanza nella brexiteer Hartlepool all'ombra di un pupazzo gonfiabile che lo raffigura con in pollici all'insù - se abbiamo potuto riprendere il controllo delle nostre frontiere, condurre la battaglia contro la Superlega europea nel calcio o fare le cose a modo nostro per garantire una somministrazione di vaccini più veloce che nei Paesi Ue". "E che saremo in grado di fare altro", promette.

Sempre a patto di rimanere però uniti, come Regno. Un obiettivo su cui incombe la vera sfida, quella scozzese degli indipendentisti dell'Snp della first minister Nicola Sturgeon. Incamminati a ribadire l'ormai solida posizione di prima forza politica del parlamento locale a nord del Vallo di Adriano, secondo le prime schede scrutinate oggi e in attesa del quadro complessivo di domani. Ma non ancora certi di conquistare quella maggioranza assoluta di cui la lady di ferro di Edimburgo - confermata senza patemi nel suo seggio personale nonostante la concorrenza fratricida del partito scissionista Alba creato dal vendicativo predecessore ed ex mentore Alex Salmond - ha bisogno a mo' di grimaldello: per provare a forzare il no a un referendum bis sulla secessione che Londra e Johnson continuano a opporle.

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