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Narendra Modi (Keystone)
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03.05.2021 - 07:25
Aggiornamento: 12:15
Ansa, a cura de laRegione

La comunità internazionale aiuta l’India. E chiude le frontiere

Nelle elezioni locali il primo ministro Narendra Modi non riesce a strappare all’opposizione gli Stati-chiave

L'India è ancora in balia della "tempesta perfetta" scatenata dal Covid-19, com'è stata definita dall'Oms. I numeri sono impietosi e certificano un ennesimo record, 3.689 vittime in appena 24 ore. La comunità internazionale si è mobilitata in massa per inviare respiratori e altre forniture mediche. Inclusa l'Italia. Per aiutare a porre un argine a un disastro sanitario che sta facendo crescere anche il malcontento nei confronti del governo guidato da Narendra Modi: le elezioni locali in diversi Stati chiave, infatti, hanno bocciato la gestione dell'emergenza da parte del premier.

Da giorni, ormai, l'epicentro della pandemia è stabilmente in India, diventato il primo Paese al mondo a registrare oltre 400mila nuovi contagi in un giorno. Numeri da capogiro anche nel loro complesso, 19 milioni di casi e 215mila vittime. Un disastro sanitario di fronte a questo l'India ha accettato l'aiuto internazionale. Per la prima volta dopo tanti anni, rinunciando così a una tradizione politica di autosufficienza. Oltre quaranta Paesi (dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Russia alla Gran Bretagna) hanno inviato o promesso forniture di emergenza, a partire dai respiratori. Aiuti internazionali, ma anche tanta prudenza, se è vero che molti governi hanno deciso di chiudere ai voli con l'India. L'Australia ha persino vietato ai propri cittadini di rientrare. Altrimenti, rischiano multe e fino a 5 anni di carcere. Di fronte all'avanzare dell'epidemia, il governo Modi ha esteso la campagna di vaccinazione a tutti gli adulti. Ma il problema è che mancano le dosi: un paradosso, in un Paese che è il più grande produttore al mondo. Inoltre, il premier non sembra intenzionato ad adottare un nuovo lockdown nazionale (mentre i diversi stati come Delhi è una realtà), perché teme un crollo dell'economia simile a quello della prima ondata. Questa riluttanza nel chiudere, però, rischia di costare caro al leader indiano. Nel voto locale gli elettori di tre Stati chiave, West Bengala, Kerala e Tamil Nadu, hanno bocciato la sua linea confermando le amministrazioni uscenti, guidate dall'opposizione.

La pericolosità del coronavirus, del resto, non è un tema che riguarda solo l'India, anzi la pandemia continua a rigenerarsi in altri Paesi. È il caso del Brasile, che con quasi 400mila decessi continua ad avere il tasso di mortalità quotidiano per milione di abitanti più alto del mondo. Lo stesso si può dire del Giappone, dove i livelli dei pazienti in gravi condizioni sono da allarme rosso, malgrado l'entrata in vigore del terzo stato d'emergenza. La scorsa settimana è stata superata la soglia dei 10mila morti, in un Paese in cui meno dell'1% della popolazione è stata vaccinata. Anche a Tokyo in contagi corrono, ai livelli più alti da gennaio. A poco più di due mesi e mezzo dalle Olimpiadi. Che a questo punto, con ogni probabilità, si svolgeranno senza spettatori.

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