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18.04.2021 - 08:45

Il dolore di Elisabetta ai funerali della sua 'roccia'

Un omaggio sobrio, ma commosso, con due protagonisti a interpretare il momento dell'estremo congedo al principe Filippo e un intero Regno a fare da sfondo

Ansa, a cura de laRegione
il-dolore-di-elisabetta-ai-funerali-della-sua-roccia
La regine Elisabetta (Keystone)
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Un omaggio sobrio, ma commosso, con due protagonisti a interpretare il momento dell'estremo congedo e un intero Regno a fare da sfondo. La Gran Bretagna ha detto addio al principe consorte Filippo, spirato venerdì 9 aprile quasi centenario, chiudendo un capitolo di storia nazionale durato quanto i 73 anni del suo matrimonio inossidabile con Elisabetta II. E la regina, a pochi giorni dal 95esimo compleanno, ha salutato per l'ultima volta l'uomo e il sostegno di una vita, aggrappandosi come sempre allo stoicismo d'un ferreo senso del dovere, eppure ripiegata nella solitudine del crepuscolo senza poter nascondere un dolore umano profondo: segnato da qualche inusuale lacrima inghiottita a stento, in piedi dinanzi alla bara.

Un funerale non di Stato, ma solenne

Il funerale, non di Stato, ma solenne - prescritto dalle minuziose volontà dello scomparso e sancito dalle non meno rigorose indicazioni fissate dalla sovrana per garantire che tutti i riflettori del tributo nazionale fossero puntati sul marito - si è svolto secondo le cronometriche cadenze militari che il duca di Edimburgo, veterano della Seconda Guerra Mondiale tra le file della Royal Navy e figura popolare per quanto non aliena a controversie e gaffe politicamente scorrette, amava. Con il Regno che si è fermato per un minuto in silenzio, da Boris Johnson in giù, ma senza fronzoli o clamori (salvo una militante ambientalista esibitasi a distanza in topless, quasi inosservata). E con gli stessi componenti della Royal Family confinati a fare corona.

Occhi puntati su William e Harry

Complici gli obblighi dell'emergenza Covid, che hanno circoscritto l'accesso alla cappella di St George annessa al Castello di Windsor per il rito della sepoltura a una trentina tra familiari e cortigiani strettissimi; e limitato a qualche presenza alla spicciolata i raduni di sudditi e curiosi all'esterno, malgrado il sole della prima giornata davvero primaverile di quest'aprile. Tutto è iniziato con un breve corteo dietro il feretro, coperto dallo stendardo del principe, dal suo berretto e dalla sua sciabola di ufficiale di Marina sul cassone della Land Rover verde militare che lo scomparso - bastian contrario sino alla fine - aveva fatto modificare in forma di stravagante carro funebre in barba a tutte le tradizioni del cerimoniale. Corteo guidato a piedi dall'erede al trono Carlo e dagli altri figli della coppia reale (Anna, Andrea, Edoardo), seguiti da tre dei nipoti William e Harry (figli di Carlo e Diana) e Peter Philips (primogenito di Anna), dal genero Timothy Laurence e da David Linley, figlio della principessa Margaret.

Tutti in abiti civili con sfoggio di medaglie

Tutti in abiti civili, e con Elisabetta separata nel tragitto a bordo d'una Bentley reale. Un ordine di precedenze concepito per evitare distrazioni, con gli attesissimi principi William e Harry, al primo incontro dopo il traumatico strappo del fratello minore dal casato e del suo trasferimento in America assieme alla moglie Meghan, tenuti separati dal protocollo. E peraltro ritrovatisi poi all'uscita per una chiacchierata all'apparenza serena allargata a Kate, consorte del primogenito. Comparse, comunque, in una giornata dove a dominare è stato il ricordo della personalità eccentrica di Prince Philip e del suo incrollabile legame con la donna che per tutti era e resta Sua Maestà la regina, ma per lui è stata Lillibet fin da quando s'incontrarono ragazzi. Oltre alla commozione dei loro quattro figli, testimoniata in particolare in primo piano dai due più anziani: l'eterno erede Carlo e Anna, ormai entrambi ultrasettantenni, incapaci di celare gli occhi lucidi l'uno, addirittura i singhiozzi sotto la veletta nera l'altra. Ricordo riecheggiato in tanti dettagli, dallo schieramento dei reparti in alta uniforme, alla presenza del calesse favorito, alla scelta di musiche e preghiere predisposta con cura dal defunto per una liturgia tanto rigorosa quanto snella. Inni e orazioni legati alla tradizione marinara cara al duca, come pure all'eco di quella delle Chiese ortodosse greca e russa, in ossequio alle radici del consorte di Elisabetta: nato Filippos a Corfù nella famiglia reale di Grecia, con sangue tedesco, russo e danese nelle vene, e sbarcato come esule e outsider Oltremanica fino a diventare nelle parole del royal correspondent Duncan Larcombe "il richiedente asilo di maggior successo nella storia britannica".

Omelia di 8 minuti e non di più

Il tutto condito da poche parole di omaggio pubblico affidate ai concelebranti, il rettore di Windsor, David Connor, e l'arcivescovo anglicano di Canterbury, Justin Welby, in assenza d'un vero e proprio elogio funebre, secondo i gusti di un uomo che amava andare per le spicce persino come fedele, sino a minacciare una volta - scherzando fino a un certo punto - di far rinchiudere un vescovo "nella Torre di Londra" se la sua omelia fosse durata "più di 8 minuti". "Siamo qui oggi nella Cappella di St George per affidare alle mani di Dio l'anima del suo servo il Principe Filippo, Duca d'Edimburgo", s'è limitato a dire Connor, esprimendo "la gratitudine" dei presenti per "la sua lunga vita". Non senza esaltarne "la lealtà infrangibile alla nostra Regina, il suo servizio alla nazione e al Commonwealth, il suo coraggio, la sua fede", ma pure "l'humour" caustico e "l'umanità". Forse ciò che mancherà di più a Elisabetta.

 

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