Estero
L'Olanda vuole puntare sull'immunità di gregge
Scuole e negozi sono chiusi ma non si prevede al momento una chiusura della frontiere
Epa
17 marzo 2020
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L'Olanda punta sull'immunità di gregge nel tentativo di bloccare la diffusione del coronavirus senza dover chiudere il paese. L'ipotesi annunciata dal premier Mark Rutte ha già registrato reazioni polemiche, come accaduto nel Regno Unito quando un consigliere scientifico del premier Boris Jonhson aveva ipotizzato uno scenario simile. In un messaggio alla nazione il premier liberale ha sottolineato che "non esiste una soluzione rapida o semplice a questa situazione estremamente difficile" e ha allertato gli olandesi che "nel prossimo futuro gran parte della popolazione olandese verrà infettata".

Pur avendo già chiuso scuole e negozi, Rutte ha quindi annunciato di voler favorire lo sviluppo della cosiddetta immunità di gregge, perché "chi contrae il virus, in seguito ne è solitamente immune" e "proprio come con il morbillo, maggiore è il gruppo che acquisisce l'immunità, minore è la possibilità che il virus possa fare il salto verso le persone anziane vulnerabili o persone già con problemi di salute".

Affermazioni che hanno destato un certo stupore tra gli osservatori che hanno ricordato come, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), non ci siano ancora prove sufficienti sull'immunità delle persone guarite, dato che sono stati documentati casi di recidiva. E neanche gli esperti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) di Bruxelles hanno finora preso in considerazione questa strada.

Priorità a proteggere i gruppi ad alto rischio

Secondo il governo dell'Aja, l'immunità della popolazione sarebbe invece una sorta di "muro protettivo". Per Rutte "potrebbero volerci mesi o anche più tempo per rafforzarla", ma nel frattempo si dovrà pensare a "proteggere il più possibile i gruppi ad alto rischio". Il leader olandese ha quindi spiegato che l'ipotesi di "chiudere completamente il paese" potrebbe sembrare un'opzione "interessante", ma implicherebbe una chiusura per almeno "un anno o anche di più, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe". "Anche se ciò fosse possibile nella pratica, il virus potrebbe semplicemente rialzare di nuovo la testa una volta che le misure vengono revocate", ha aggiunto.

Il premier ha dunque escluso per ora l'adozione di misure più drastiche come già fatto da altri paesi ma ha comunque disposto la chiusura delle scuole, dei negozi, delle palestre, dei sexy shop e dei coffee shop nella consapevolezza che la diffusione del virus vada comunque rallentata per non mettere in crisi la capacità di risposta del sistema sanitario.

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