Estero
01.05.2019 - 23:290

Prima condanna, 50 settimane a Julian Assange

Il fondatore di Wikileaks, arrestato il mese scorso, è stato giudicato dal tribunale londinese per una violazione dei termini della libertà provvisoria

Cinquanta settimane di reclusione: è la sentenza emessa da un giudice britannico del tribunale londinese di Southwark contro Julian Assange, per una violazione dei termini della libertà provvisoria risalente al 2012, l’anno in cui il fondatore di Wikileaks si rifugiò nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove è stato arrestato il mese scorso (vedi suggeriti). Oggi è attesa invece la prima udienza nel tribunale di Westminster sulla questione che conta davvero: la richiesta di estradizione degli Usa per presunta ‘pirateria informatica’. La procedura sull’estradizione potrebbe trascinarsi per molti mesi fra sentenze di vario grado, ricorsi e parere finale del governo britannico. Assange è inseguito da anni da Washington come una sorta di ‘nemico numero uno’ a causa della diffusione da parte di Wikileaks fin dal 2010 d’imbarazzanti documenti riservati carpiti in particolare al Pentagono dall’ex militare Chelsea Manning e contenenti fra l’altro prove di crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq o in Afghanistan. L’attivista australiano è stato peraltro ricercato in passato anche dalla magistratura svedese per un controverso caso di presunti abusi sessuali denunciato da due sue conoscenti: caso nel frattempo chiuso dalla procura di Stoccolma e che resta per ora archiviato malgrado le voci di una ipotetica riapertura seguite all’arresto dello stesso Assange dopo la revoca dell’asilo deciso dall’attuale presidente dell’Ecuador, Lénin Moreno. Nell’udienza di ieri uno degli avvocati del fondatore di Wikileaks, Mark Summers, ha cercato di giustificare il suo cliente dall’accusa britannica (vecchia di 7 anni) di violazione dei termini della cauzione sottolineandone il timore ragionevole di essere estradato negli Usa e di non essere destinato a ricevere oltre Oceano alcun processo equo. Ha inoltre reso nota una lettera inviata alla Corte nella quale Assange si scusa ora “senza riserve” per non essersi presentato all’interrogatorio del 2012, seppur trovandosi a “fronteggiare circostanze terrificanti”.

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