Estero
12.12.2018 - 18:420

Erdogan pronto a colpire i curdi in Siria

Il presidente turco annuncia una nuova operazione militare nel nord del Paese contro quelli che definisce 'terroristi'

"Tra pochi giorni" la Turchia lancerà una nuova operazione militare nel nord della Siria contro i "terroristi" curdi a est del fiume Eufrate.

Dopo le due offensive oltre confine degli ultimi due anni, Recep Tayyip Erdogan annuncia che i "preparativi" per un nuovo attacco sono finiti. Ma stavolta l'obiettivo appare molto più complicato.

Perché l'area che il presidente turco ha messo nel mirino è controllata di fatto dalle forze Usa che da anni sostengono le milizie curde dell'Ypg nella lotta all'Isis, addestrandole e armandole. E nella regione sono presenti almeno 2'200 militari a stelle e strisce, contro cui i soldati di Ankara - alleati nella Nato - rischiano di scontrarsi direttamente: un'ipotesi catastrofica, dalle conseguenze imprevedibili per l'intero Medio Oriente.

La minaccia di Erdogan potrebbe quindi restare tale, con lo scopo di rafforzare la sua posizione nel braccio di ferro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. "L'obiettivo della Turchia - ha assicurato - non sono i soldati americani, ma i membri dei gruppi terroristici". Tutto questo mentre Ankara e Washington sono impegnate in una complicata road map con tanto di pattugliamenti congiunti nella regione siriana di Manbij, al limitare dell'area nel mirino del presidente turco.

Per il suo annuncio, Erdogan ha scelto gli stati generali dell'industria turca della difesa. A spingerlo a rompere gli indugi è stato probabilmente il completamento delle postazioni di osservazione Usa al confine, annunciato proprio ieri dal Pentagono per impedire gli scontri con Ankara che nelle ultime settimane hanno distolto i curdi dall'assalto alle ultime sacche di resistenza dell'Isis alla frontiera siro-irachena.

Ma per il leader turco il vero scopo "non è di proteggere il nostro Paese dai terroristi, ma di proteggere i terroristi dalla Turchia", perché ormai "non c'è più una minaccia di Daesh in Siria". E se ancora ci fosse bisogno di combattere i jihadisti, ormai confinati in un'area di "150 km quadrati", ha aggiunto, il suo esercito è pronto a farlo.

Al centro dello scontro c'è anche l'accelerazione sul progetto americano di addestrare una forza di frontiera di circa 40 mila uomini, in maggioranza curdi. E proprio quando se ne iniziò a parlare, poco meno di un anno fa, la Turchia lanciò la sua offensiva contro i curdi ad Afrin.

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