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Ultimo aggiornamento: 14.11.2018 22:47
Keystone
Estero
09.08.2018 - 19:040

Percorrere 560 km a nuoto per salvare il mare

È la nuova missione di Lewis Pugh, arrivato a metà strada nel Canale della Manica equipaggiato solo con costume, cuffia e occhialini

Tra acqua sporca e banchi di meduse, stanco e smagrito, Lewis Pugh continua a fare bracciate. Il nuotatore britannico, patrono degli Oceani per il programma Ambiente delle Nazioni Unite, è a metà strada della sua ultima impresa: percorrere i 560 chilometri di lunghezza del Canale della Manica, che separa la Francia dall'Inghilterra, per sensibilizzare sulla necessità di proteggere i mari.

Partito il 12 luglio per "La lunga nuotata", Pugh vuole essere il primo uomo al mondo a costeggiare la Manica solo in costume da bagno, cuffia e occhialini. Seguito da un'imbarcazione e un equipaggio, in media nuota per cinque ore, coprendo 10-20 km al giorno. Dovrebbe concludere la traversata Da Cornwall a Dover, lungo la costa inglese, alla fine di questo mese. Il racconto quotidiano di questa avventura lo affida al suo blog. Nell'ultimo post, dopo 28 giorni in mare e 290 chilometri percorsi, è alle prese con una sospetta tendinite e si definisce "fisicamente esausto".

L'atleta non è nuovo a imprese estreme. È stato il primo a nuotare intorno a Capo Nord e in altre delle acque più fredde del Pianeta, dall'Antartide al Polo Nord, scegliendo sempre gli ecosistemi marini più vulnerabili e a rischio per richiamare l'attenzione sull'urgenza di preservare la Terra. "Da trent'anni nuoto negli oceani del mondo. Non è molto tempo in termini ecologici, eppure ho visto gli oceani cambiare sotto i miei occhi", ha dichiarato Pugh prima di partire. Ciò che minaccia i mari è noto: i rifiuti - 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nelle acque del globo - gli eccessi di pesca e il turismo non sostenibile, nonché il cambiamento climatico che rende gli oceani più caldi, acidi e meno ossigenati.

La nuotata di Pugh è un appello al governo di Londra per chiedere l'estensione delle aree marine protette. Su 750mila chilometri quadrati di acque costiere britanniche, solo 7 sono interamente protetti. "È stato dimostrato che le aree marine completamente protette offrono ai mari degradati le migliori possibilità di recupero", ha evidenziato Pugh. "La necessità di agire è urgente e il momento di agire è ora. Tra qualche anno sarà troppo tardi per risolvere questa crisi".

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