Estero

Trent'anni fa il disastroso 'Black Monday', che mandò a picco la Borsa americana

18 ottobre 2017
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Lunedì 19 ottobre 1987: una data passata alla storia come il ’Black Monday’ ossia il Lunedì Nero della Borsa americana. Quel giorno di trent’anni fa infatti Wall Street andò a picco, perdendo in una sola seduta il 22,6% del suo valore.

"Ad oggi non c’è una spiegazione ben precisa del perché di una caduta di quelle dimensioni", dice all’Ansa il professor Nicola Borri, docente di gestione del risparmio alla Luiss. "Quel giorno iniziò con un po’ di tensione sugli altri mercati però niente che potesse presagire una caduta del 22,6%", aggiunge. In un certo qual modo "fu il risultato di un fenomeno di massa, gli investitori vedendo che tutti vendevano, avevano deciso di vendere anche loro", spiega Borri. In pratica "tutti seguirono il gregge", sottolinea il professore. La domanda da porsi è se oggi, con la Borsa americana a nuovi massimi storici, possano tornare i fantasmi del passato. Tutti ritengono che sia impossibile una perdita così pesante in una sola seduta perché da allora tanto è cambiato, facendo tesoro proprio di quella esperienza. "Al tempo il Black Monday poteva accadere in maniera più facile rispetto ad oggi", dice Borri.

"Imparando da quella lezione tutti i mercati hanno iniziato ad inserire nelle proprie piattaforme dei meccanismi di corto circuito" e così "quando i prezzi scendono vicino ad una certa soglia, la negoziazione viene bloccata", spiega il professore. Inoltre, sempre dopo il Black Monday, negli Usa fu deciso come regolamentazione finanziaria "di favorire la nascita di altre Borse per metterle in competizione l’una con l’altra in modo che ci fosse più trasparenza nei prezzi e far si che la concorrenza fra le diverse Borse evitasse tali fenomeni". Poi furono introdotte le negoziazioni elettroniche. Queste "innovazioni cercano di aumentare la trasparenza e le informazioni che arrivano agli investitori", precisa Borri e questo è un fatto "positivo". Tuttavia esiste un lato negativo perché le negoziazioni elettroniche e il moltiplicarsi di Borse "ha favorito la diffusione enorme di società d’investimenti che fanno trading attraverso algoritmi di computer", spiega Borri. E "negli ultimi anni l’esplosione di questo trading algoritmico ha procurato dei problemi perché ancora una volta ci possono essere fenomeni che portino a seguire il gregge", questa volta "non dell’uomo, ma della macchina". Un esempio è il caso, alcuni anni fa, della caduta repentina per alcuni minuti del prezzo del titolo di Stato Usa. "Un computer aveva sbagliato e tutti gli altri avevano letto l’errore come se fosse una informazione corretta, seguendo l’errore", illustra Borri, concludendo che "i crash di Borsa sono come i terremoti, impossibili da prevedere", ma oggi "è molto difficile che ci possa essere un calo così repentino in un solo giorno" come avvenne in quel Black Monday di trent’anni fa.

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