Estero

Brasile, manifestanti in piazza contro il governo di Dilma Rousseff

13 marzo 2016
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Un anno dopo l’imponente manifestazione a San Paolo, con oltre 200mila persone in piazza, l’opposizione brasiliana mobilita nuovamente i propri militanti in molte città del Brasile per invocare le dimissioni della presidente di sinistra Dilma Rousseff, accusata di non sapere gestire la crisi politica e economica che attanaglia il Paese sudamericano. Bersaglio dei manifestanti anche l’ex presidente Lula, sotto inchiesta per le tangenti dell’azienda petrolifera Petrobras e per il quale la procura di San Paolo ha chiesto l’arresto preventivo con l’accusa di aver occultato la proprietà di un immobile di lusso.

Anche se la richiesta della misura cautelare non è stata ancora accolta dal gip e non si conosca nemmeno una data certa per la decisione, la notizia ha infiammato le pagine sui social network dei movimenti ’Vem pra ruà (Vieni in strada) e ’Brasil livrè (Brasile libero) che organizzano o appoggiano le manifestazioni di protesta. Gli organizzatori contano di portare in strada oltre un milione di persone in varie città del Paese. La presidente Rousseff, che ha sorvolato in elicottero le zone colpite dall’alluvione di venerdì scorso alla periferia di San Paolo, ha difeso il diritto ad esprimere il dissenso in strada, ricordando che si tratta di "una conquista della democrazia", ma ha rivolto un appello "a non macchiare le manifestazioni con atti di violenza". Dilma ha ribadito venerdì scorso che non intende dimettersi prima della scadenza del suo mandato, alla fine del 2018, ed ha accusato il leader del partito di opposizione di destra, Aecio Neves, da lei sconfitto alle ultime presidenziali, di aver chiesto l’impeachment "senza alcuna base giuridica".

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