Il metallo prezioso era stato confiscato a una mezza dozzina di corrieri di preziosi nell’ambito di una indagine per contrabbando una decina di anni fa

La conferma che l’oro fa gola a molti (e non da oggi) arriva dall’Istituto di Vendite Giudiziarie di Como che stamane ha dettagliato l’esito dell’asta della scorsa settimana per la vendita, al miglior offerente, di 10 chili e 986 grammi di oro, fra cui due lingotti e parecchio oro usato, sequestrati dalla Guardia di Finanza di Como, nell’ambito di una indagine per contrabbando, risalente a oltre 10 anni fa. A fronte di prezzi a base d’asta per complessivi 986mila euro, la vendita del tesoretto confiscato a una mezza dozzina di corrieri di preziosi (fra cui il settantenne comasco condannato nel dicembre scorso in Ticino in quanto ritenuto responsabile di un traffico illecito di sette tonnellate di oro), all’Agenzia delle Entrate ha fruttato un milione e 270mila euro: 284mila oltre le quotazioni minime.
Un surplus arrivato dalla vendita dei due lingotti d’oro, per i quali (e non poteva essere diversamente) sono giunte le offerte più alte. Un lingotto di 3 chili e 600 grammi, prezzo a base d’asta di 368mila euro, è stato aggiudicato a 467mila euro (più 59mila euro per oneri vari). Il secondo lingotto di 2 chili e 660 grammi, partito da 266mila euro, è arrivato a 339mila euro (più 34mila euro per oneri vari). L’inchiesta, una delle tante coordinate dalla Procura di Como, aveva accertato un riciclaggio milionario di oro, denaro e preziosi, attraverso il confine comasco ticinese. Dei 27 indagati iniziali, dopo che il fascicolo aveva girato diversi Tribunali alla ricerca della competenza territoriale, a processo a Como erano arrivati 12 imputati, solo uno dei quali condannato. L’unico che non aveva beneficiato del non luogo a procedere per prescrizione dei reati contestati.