Confine

Olindo e Rosa tornano in piazza a Erba: ma sono solo due statue

L'opera ‘The Lovers’ dell'artista Nicolò Tomaini piazzata nella notte fra il 27 e il 28 febbraio critica la spettacolarizzazione della cronaca giudiziaria

Le due statue nella Piazza del Mercato di Erba
(Facebook Nicolò Tomaini)
28 febbraio 2024
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Nei giorni in cui torna alla ribalta il caso della strage di Erba con l'udienza prevista a Brescia per valutare la revisione del processo, nella cittadina comasca si rivedono Olindo Romano e Rosa Bazzi: non si tratta, ovviamente, dei due coniugi condannati all'ergastolo per pluriomicidio ma delle loro statue a grandezza naturale.

Le sculture sono state posate dall'artista Nicolò Tomaini con il provocatorio titolo "The Lovers" nella notte fra il 27 e il 28 febbraio a poche decine di metri da via Diaz, teatro della strage del 2006. L'installazione rappresenta Rosa e Olindo, piuttosto somiglianti, con gli abiti con cui erano stati ripresi all'epoca della strage. I coniugi sono messi l'uno di fronte all'altro davanti a una videocamera rivestita in oro, ritratti nella posa della performance con arco e freccia di Marina Abramovic e Ulay ‘Rest energy’. La rappresentazione è stata poi tolta direttamente dagli autori, tanto che questa mattina già non c'era più nulla. Le fotografie sono state postate su Instagram e Facebook. "Mi scuso fin da subito se verrà urtata la sensibilità di qualcuno – ha scritto Tomaini sui social – ma il fine del lavoro è quello di smascherare le dinamiche spettacolari dell'aberrante teatrino mediatico a cui le vittime stesse sono state sottoposte".

L'installazione, le cui immagini sono state condivise su Facebook dall'artista, è accompagnata da un testo del critico d'arte Filippo Mollea Ceirano, e intende porsi come una critica alla spettacolarizzazione mediatica della cronaca giudiziaria. Il critico, esimendosi dalla diatriba fra innocenza e colpevolezza, constata come "nella società contemporanea si possa costruire una verità ufficiale, che poi all’occorrenza si può anche decostruire con gli stessi identici strumenti, per rifarla ancora e disfarla, tutte le volte che si vuole".

Nel turbine innescato dalla riapertura del caso, con il ritorno sulla scena mediatica di tutti gli elementi del processo, dalle confessioni ai dettagli, "restano, alla fine, le immagini statiche di Olindo e Rosa, tanto incredibili da dovere essere vere".

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