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22.11.2022 - 19:21
Aggiornamento: 19:49

Un milione sospetto verso Chiasso. E scatta la segnalazione

Ecco la genesi dell’operazione che ha portato all’arresto di quattro persone. La mente e il suo braccio destro orbitavano nel Sottoceneri

di Marco Marelli
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Ti-Press
Sulle tracce del denaro

Galeotto è stato quel milione di euro che da Cantù ha preso il volo verso Chiasso, con l’obiettivo di acquisire una azienda ticinese, con sede a Lugano, specializzata nella gestione di energie rinnovabili. L’operazione, condotta per conto di una immobiliare di Cantù, ha però insospettito il servizio antiriciclaggio della banca che aveva ricevuto l’ordine di trasferire la somma in un forziere. L’istituto di credito ha così segnalato la cosa alla Procura di Como come sospetta. Da qui l’incarico al Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di vederci chiaro.

Il risultato delle verifiche? L’arresto, clamoroso, di quattro insospettabili (un quinto per ora se ne sta al caldo in Brasile). Mentre altre quattro persone, fra cui il sindaco di un Comune altolariano, sono indagate a piede libero. Sono accusati a vario titolo di frode fiscale, finalizzata a una evasione milionaria, e bancarotta fraudolenta a seguito del fallimento di tre immobiliari canturine. In carcere sono quindi finiti, la presunta mente del sistema illegale, un 54enne ingegnere canturino domiciliato a Vacallo, responsabile di due studi professionali – uno a Cantù, l’altro a Chiasso – e già assessore all’Ambiente, il suo braccio destro, pure lui canturino, un 50enne residente a Vico Morcote, ex assessore allo Sport, nonché attuale presidente nazionale della Sezione Salvamento della Federazione italiana nuoto e vicepresidente della Federazione europea. Gli altri due arrestati sono un 51enne immobiliarista canturino e un 50enne, residente a Como, liquidatore e beneficiario – secondo l’accusa – di una serie di distrazioni di fondi.

L’inchiesta che nel Comasco ha suscitato parecchio clamore è scaturita da due elementi: innanzitutto, come detto, il bonifico da un milione di euro, che secondo gli investigatori è un modo per far fuggire i fondi illeciti verso la Svizzera, poi la dichiarazione di fallimento di ben tre società immobiliari. Secondo gli investigatori, lo schema ideato dai due canturini residenti a Vacallo e Vico Morcote prevedeva che le società immobiliari non versassero al fisco quanto dovuto. Quindi, prima che l’accertamento tributario diventasse esecutivo, le società stesse venivano svuotate trasferendo ingenti fondi a favore degli indagati oppure verso società anonime svizzere (due a Chiasso e una a Lugano).

Le tracce di operazioni all’apparenza sospette risalgono al 2008. Ad esempio l’acquisto in convenzione dal Comune di Fino Mornasco di terreni sui quali sarebbero dovute sorgere una scuola primaria e una casa di riposo. Terreni rivenduti, invece, alla grande distribuzione, realizzando una plusvalenza di 2,5 milioni di euro. Soldi su cui non sono state pagate le dovute tasse.

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