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07.10.2022 - 14:13
Aggiornamento: 18:48

Dal Mendrisiotto a Varese per coltivare marijuana

La scoperta della mega piantagione in una fattoria. Nei guai una famiglia: arrestati padre e figlio, indagata a piede libero la mamma.

di Marco Marelli
dal-mendrisiotto-a-varese-per-coltivare-marijuana
archivio Ti-Press
Sequestrate 2’200 piantine

Una mega piantagione di marijuana è stata scoperta nel varesotto dalla Polizia di frontiera della Questura varesina, in una fattoria di Cassano Valcuvia, a pochi chilometri da Varese, gestita da padre (73 anni), madre (68 anni) e figlio (46 anni), cittadini svizzeri di origine italiana, con residenza nel Mendrisiotto, oltre che nel piccolo comune di frontiera.

La scoperta risale alla fine dello scorso mese di agosto, ma la notizia è stata data solo nelle ultime ore, dopo gli accertamenti degli investigatori che hanno portato all’arresto di padre e figlio, mentre la madre è indagata a piede libero. Per tutti l’accusa è coltivazione abusiva di sostanza stupefacente, oltre che furto di energia elettrica. Il padre è accusato di detenzione di arma da fuoco, in quanto trovato in possesso di un fucile a pompa con relativa munizione. Un fucile non immatricolato in Italia e quindi proveniente dall’estero.

I poliziotti hanno sequestrato 2’200 piante di marijuana e 73 chilogrammi di erba pronta. A insospettire gli agenti è stato il forte e inconfondibile odore profuso dalla ricca fioritura in corso, durante un normale controllo sul territorio. Padre, madre e figlio sono stati sorpresi all’interno di una fattoria, in una zona periferica del paese. Una volta all’interno si è scoperto che i tre avevano da tempo avviato la coltivazione in forma imprenditoriale di piante di marijuana, suddivise in relazione al progressivo stadio di crescita in più locali ricavati dentro la fattoria, ciascuno attentamente dotato di proprie caratteristiche di luce, temperatura e umidità ambientale, confacenti alle diverse esigenze biologiche dal primo semenzaio fino alla maturità. Ogni locale era servito da un gran numero di apparati automatizzati e temporizzati di illuminazione, climatizzazione, umidificazione e irrigazione.

Per sostenere la rilevante e dispendiosa necessità di energia elettrica è stata manomessa la rete elettrica del capannone per realizzare un allaccio abusivo di capacità stimata di oltre 50 kw/h (un’abitazione normale ne ha 3 kw/h). Per scongiurare il rischio di non disporre dell’acqua sufficiente all’irrigazione durante l’arida stagione estiva appena trascorsa, è stata installata una piscina fuori terra della capacità di circa 6mila litri. Sono stati anche rinvenuti numerosi strumenti impiegati per la coltivazione della marijuana, tra cui terriccio e fertilizzanti, nonché per la raccolta del prodotto e per la successiva lavorazione e confezionamento, oltre a una pressa idraulica impiegata per il confezionamento di panetti di hashish ricavati dalle infiorescenze delle piante coltivate. Insomma, nulla era stato lasciato al caso. Le indagini continuano per risalire agli acquirenti.

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