16.03.2021 - 13:29

In un diario il movente dell'omicida di don Roberto Malgesini

Il 53enne che ha accoltellato il prete degli ultimi affida a un testo le sue peripezie e frustrazioni. Sarà in aula in autunno a Como

di Marco Marelli
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'Mi hanno tradito, devono pagare' (Ti-Press)

In un diario c'è tutta la rabbia di Mahmoudi Ridha, il 53enne che lo scorso anno, in piazza San Rocco a Como, ha accoltellato a morte don Roberto Malgesini, il prete degli ultimi. "Chi ha sbagliato e mi ha tradito, deve pagare. Non ho più documenti, come se fossi un clandestino. Questo comporta una perdita di fiducia nelle forze dell’ordine. Chi ha sbagliato deve pagare". Nel diario che ha iniziato a scrivere nel 2011 Ridha mette in fila i suoi motivi di astio nei confronti di polizia, avvocati, prefetto e dello stesso don Malgesini, che faceva da tramite nella procedura di espulsione alla quale il tunisino si opponeva. Dalle pagine del 53enne omicida emerge una ricostruzione delle sue vicende giudiziarie e dei rapporti con i suoi interlocutori, stravolti da evidenti manie di persecuzione: "Carabinieri, polizia e vigili continuano a seguirmi, su mandato del prefetto di Como, effettuando continui controlli".

Ridha, in Italia da oltre vent’anni, ha avuto parecchi guai con la giustizia. È stato in carcere nel 2014 per un cumulo di pene; e dal Bassone è uscito dopo aver scontato un anno di detenzione. Ed è in carcere che conosce don Roberto e dal sacerdote sarà ripetutamente aiutato una volta tornato libero. Del periodo trascorso dietro le sbarre scrive: ''Tutti si scusavano, dicevano che c’erano stati errori procedurali, e che mi avrebbero fatto uscire presto". Una volta libero è atteso dalla polizia, in quanto colpito da una decreto di espulsione dall'Italia. E questo aumenta la sua rabbia: "Mi hanno accompagnato all’Ufficio stranieri, dove il Prefetto mi ha consegnato un decreto di espulsione, dicendo “il capo sono io”".

Attorno ai ricorsi giudiziari inizia a ruotare tutta la vita di Ridha, e anche a maturare la sua vendetta contro chi non lo ha aiutato a rimanere in Italia: primo obiettivo l’avvocato, che però non trova. Allora si dirige verso la parrocchia di San Rocco, dove trova e accoltella don Malgesini, “colpevole” di averlo tradito, cioè di non essere riuscito a evitargli l’espulsione.  Accusato di omicidio premeditato sarà processato in autunno davanti alla Corte d'Assise di Como. La perizia psichiatrica ha dichiarato l'omicida, reo confesso, sano di mente. Il sostituto procuratore Massimo Astori ha escluso l'aggravante della crudeltà.

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