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Il prete è stato ucciso il 15 settembre a Como (Ti-Press)
10.02.2021 - 13:41
Aggiornamento : 16:25

Sapeva ciò che faceva l'omicida di don Roberto Malgesini

La perizia psichiatrica ha confermato che il 52enne tunisino era capace d'intendere e di volere. Rischia l'ergastolo

di Marco Marelli

Fine pena mai. Rischia l'ergastolo il 52enne tunisino Ridha Mahmoudi che lo scorso 15 settembre in piazza San Rocco a Como con numerose coltellate al collo ha ucciso don Roberto Malgesini, il ''prete degli ultimi''. Il pubblico ministero Massimo Astori, titolare dell'inchiesta, ha chiuso l'indagine preliminare contestando all'omicida, peraltro reo confesso, l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, mentre ha deciso di non contestare l'aggravante della crudeltà, che inizialmente era stata inserita nel capo di imputazione. Questo anche se dalla relazione dell'anatomo patologo Giovani Scola emerge l'accanimento del tunisino, che ha inferto decine di coltellate.

L'omicida ha confessato che aveva smesso solo perché si era ferito alla mano. Ad aggravare la posizione dell'omicida è poi la conclusione a cui è giunta la perizia psichiatrica: la mattina del 15 settembre era perfettamente capace di intendere e di volere, anche se nella mente dell'uomo è stata riscontrata una traccia di una sorta di persecuzione. Confermato il movente: don Roberto è stato ucciso in quanto ritenuto responsabile del mancato rinnovo del permesso di soggiorno scaduto da anni.  Mahmoudi pretendeva il permesso dal prete che da anni lo aiutava. Tutti elementi che non sembrano lasciare dubbi sul destino del 52enne tunisino: il carcere a vita. Insomma. Del resto, il reato aggravato non consente di accedere al rito abbreviato e quindi alla riduzione di un terzo della pena, per cui si andrà in Corte d'Assise a Como.

L'aggravante della premeditazione deriva dal fatto che lo stesso omicida ha sempre rivendicato il suo progetto: ''Era da qualche giorno che volevo uccidere don Roberto. Ma non avevo ancora deciso quando''. Lo ha fatto la mattina del 15 settembre, quando, con un coltello che aveva acquistato due mesi prima a Tavernola, si è presentato in piazza San Rocco: sapeva che don Roberto attorno alle 7 sarebbe uscito dalla parrocchia con numerose borse contenenti bevande calde, biscotti e brioche che assieme ad alcuni volontari avrebbe poi distribuito a un centinaio di senza tetto, cominciando da quelli dell'ex chiesa San Rocco. Don Roberto stava caricando le borse sulla sua utilitaria quando l'omicida gli è saltato addosso affondando ripetutamente il coltello nel collo, senza lasciargli scampo.

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