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11.09.2018 - 16:210
Aggiornamento 19:11

Il centro per migranti di Como verso la chiusura

Il campo di via Regina Teodolinda è stato aperto nel settembre 2016, in piena emergenza. Gli occupanti trasferiti a Bologna e a Torino.

Si va verso la chiusura del campo governativo di via Regina Teodolinda a Como. Centro aperto il 9 settembre 2016, in piena emergenza migranti che per mesi aveva trasformata la stazione Como San Giovanni e il sottostante parco in una tendopoli. «Sarà chiuso nell’arco di poco tempo» aveva detto sabato scorso a Cernobbio il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. E  per far capire che quella di Salvini non  era una battuta ecco il blitz di stamattina in via Regina Teodolinda, dove si sono presentati quattro bus, scortati da diverse pattuglie della polizia. Sui bus sono stati fatti salire settanta migranti per essere trasferiti a Bologna e a Torino. Trasferimenti contestati da Roberto Bernasconi, direttore della Caritas Diocesana di Como: «Del trasferimento eravamo all’oscuro, nessuno ci ha avvisati». Poi l’affondo che segna una spaccatura con le istituzioni, in primis la Prefettura: «In questi anni, con stile di solidarietà, lealtà e secondo il principio di sussidiarietà, abbiamo collaborato con tutte le istituzioni del territorio, a tutti i livelli, a prescindere dalle appartenenze politiche e nel rispetto delle competenze di ciascuno, perché a orientare ogni azione ci fossero sempre le ‘persone’ e la loro dignità, soprattutto i più bisognosi». La Caritas da due anni è accanto a Croce Rossa nella gestione del Campo e nell’assistenza delle persone accolte (per quanto riguarda gli iter burocratici, ma anche per la collocazione dei soggetti più fragili, come minori, donne sole, in stato di gravidanza o con figli al seguito). Nel centro sono rimasti un centinaio di migranti, metà dei quali minorenni non accompagnati. Anche per loro si parla di trasferimenti in tempi brevi.

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