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Economia
22.02.2019 - 06:200

L’integrazione è conveniente

Compasso è il portale informativo che aiuta le Pmi nel percorso di recupero professionale

Un infortunio grave e improvviso, una malattia che richiede cure prolungate o un ‘burnout’ – un crollo psicofisico – di un quadro o un dirigente. Sono tutte casistiche che capitano e che mettono in difficoltà per prima cosa il lavoratore, leso nella sua integrità fisica, ma anche l’impresa che si trova ad affrontare l’emergenza di coprire nell’immediato il vuoto nell’organico e soprattutto il successivo reintegro professionale del suo dipendente. La tentazione di scaricare tutto il peso sulle assicurazioni sociali è forte, se l’impresa non ha la dimensione ideale per cercare di accelerare il rientro in azienda di un infortunato magari, in una mansione più adatta al suo attuale stato di salute in attesa di un pieno recupero.

Proprio per venire incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese, dieci anni fa è stata costituita l’associazione ‘Compasso’ promossa dall’Unione svizzera degli imprenditori (Usi). L’associazione si prefigge, con una serie di strumenti anche molto pratici (sul sito www.compasso.ch ci sono tutti i particolari, ndr) di seguire l’impresa associata nella gestione di un caso di reintegro professionale, dall’annuncio dell’infortunio alla risoluzione dello stesso.

Molto nota nella Svizzera tedesca e in quella francese, l’associazione Compasso si sta facendo conoscere anche a Sud delle Alpi grazie alla Camera di commercio e l’Associazione delle industrie ticinesi. Ma qual è il modus operandi di Compasso? «Far dialogare i tre soggetti coinvolti nell’integrazione professionale post infortunio o malattia: aziende, lavoratori e assicurazioni sociali (Ai e Suva su tutti)», ha spiegato ieri pomeriggio Marin Kaiser, presidente di Compasso e responsabile della politica sociale per l’Usi.

Dieci anni fa, la situazione dell’Assicurazione invalidità era molto critica con un debito cumulato di circa 15 miliardi di franchi, ha ricordato Kaiser. In collaborazione con l’organizzazione mantello delle organizzazioni dei disabili, l’Unione svizzera degli imprenditori ha ritenuto che bisognava fare qualcosa. L’idea di fondo era quello di evitare per prima cosa che aumentassero i beneficiari di rendite. E a distanza di un decennio in parte l’obiettivo è stato raggiunto visto che ora il debito dell’Ai è sceso a 10 miliardi. «Non è più un’assicurazione pensionistica, ma un’assicurazione di integrazione. Secondo la Conferenza nazionale per l’integrazione delle persone disabili nel mercato del lavoro, grazie alla cooperazione mirata tra l’Ai e i datori di lavoro, più di 100mila persone sono state in grado di mantenere il proprio posto di lavoro negli ultimi cinque anni oppure, nonostante la disabilità, trovarne uno nuovo», ha ricordato Kaiser.

Oggi Compasso conta circa 90 sponsor principali e membri. Dai piccoli ai grandi datori di lavoro, privati e pubblici, organizzazioni per disabili, assicurazioni private, la conferenza degli uffici Ai, la Suva, l’Helsana, e recentemente anche l’assistenza sociale e l’assicurazione contro la disoccupazione. Travailsuisse è anche la prima unione sindacale nazionale ad aderire a cui si è aggiunta la Fmh, rappresentata dalla società degli psichiatri. È stato quindi possibile sviluppare strumenti di integrazione gratuita per tutti i datori di lavoro e le altre parti interessate.

Numero di rendite dimezzate

«È anche grazie a questo impegno e alle modifiche legislative sulle assicurazioni sociali occorse nel tempo, se è stato possibile dimezzare in dieci anni (dal 2003) il numero di nuovi beneficiari di rendite a circa 13mila l’anno e mantenerlo stabile da allora», ha ricordato Kaiser. Rimane molto lavoro da fare per quanto riguarda i più giovani. «Ancora oggi ogni anno si annunciano 3mila giovani sotto i 30 anni all’assicurazione invalidità. Una cifra troppo alta», ha ricordato il presidente di Compasso.

Da qui l’invito al mondo imprenditoriale a fare di più per cercare di ridurre questo numero e soprattutto diminuire il tempo di assenza dal posto di lavoro. Gli strumenti legali e operativi ci sono, basta utilizzarli.

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