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Dib. Elettorali
28.03.2019 - 19:010

Il vizio di tenere nei cassetti le proposte per i lavoratori

Tra i numerosi atti parlamentari che il centrodestra ha tenuto nei cassetti del Gran Consiglio vi è l’iniziativa cantonale del 21 giugno 2018 per una modifica del Codice delle obbligazioni - Per contratti di lavoro equi.
Il Canton Ticino e altre regioni della Svizzera vivono preoccupanti fenomeni di deregolamentazione del mercato del lavoro, che si traducono in una pressione e un disagio per i lavoratori. Purtroppo a livello federale si discute addirittura di allentare le misure di accompagnamento per la protezione del mercato del lavoro dal dumping operato da soggetti economici residenti nell’Unione europea: giustamente i sindacati hanno fatto un’alzata di scudi che blocca l’adozione dell’Accordo quadro Svizzera – Unione europea (UE). L’Ue chiede da un lato l’assoggettamento alla giurisprudenza della Corte europea dei contenziosi relativi a cinque accordi economici (libera circolazione delle persone, trasporti terrestri e aerei, prodotti agricoli, conformità dei prodotti industriali) e dall’altro il ridimensionamento della misura di verifica sulle condizioni di lavoro dei lavoratori distaccati da ditte europee sul mercato svizzero. I sindacati hanno rifiutato ogni discussione in materia, causando il rinvio della decisione sull’accordo, per cui il Governo federale il 7.12.18 ha deciso di aprire una consultazione nazionale.
Ora sarebbe importante che la politica ticinese desse un segnale progressista per uscire da questo ginepraio. La sopracitata iniziativa parlamentare cantonale, sottoscritta con i colleghi Bang, Ducry, Durisch e Lepori, ritiene che il Parlamento federale debba adoperarsi per una migliore regolamentazione del contratto di lavoro in Svizzera, che sia valida per tutti i lavoratori e non solamente per i lavoratori delle imprese estere. In tal modo si attuerebbero delle misure di protezione del mercato del lavoro svizzero, che non possono essere giudicate discriminatorie e che si avvicinano agli standard europei.
Con l’iniziativa cantonale si invita concretamente l'Assemblea federale a modificare otto punti del Codice delle obbligazioni in modo da migliorare la tutela del lavoratore dipendente. Si tratta dell’obbligo della forma scritta per il contratto di lavoro, dell’obbligo per il datore di lavoro di versare una remunerazione che consenta al lavoratore di raggiungere il minimo vitale in Svizzera, della definizione restrittiva degli stages (che devono consentire al dipendente di conseguire un titolo riconosciuto dallo Stato), dell’obbligo della definizione del salario in franchi svizzeri nel contratto di lavoro e del pagamento in franchi svizzeri, del divieto del pagamento in contanti del salario e degli acconti salariali oltre la somma di 500.- fr. al mese e dell’obbligo della motivazione scritta della disdetta del contratto di lavoro. Inoltre si chiede che nelle aziende con oltre 10 addetti il lavoro interinale e su chiamata sia limitato ad una soglia del 10% del personale (unità a tempo pieno calcolate sull’arco di 1 anno) e che il tempo d’attesa del lavoratore su chiamata sia remunerato.
Questi sono passi concreti per rendere maggiormente civile il mercato del lavoro in Svizzera e fermare il dumping che proviene dall’interno e dall’esterno. Le chiacchiere dei populisti di destra non migliorano le condizioni di lavoro in Svizzera e l’inerzia di chi tiene chiuse nei cassetti le iniziative parlamentari nemmeno.

 

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