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08.09.2020 - 19:090
Aggiornamento : 09.09.2020 - 14:53

No, signor Dozio, le bugie le racconta Lei!

Iniziativa sulla limitazione, Eros Mellini: 'Lei dice che l'Udc di raccontare frottole. Mi permetta di contestarle le Sue'

Egregio signor Dozio,

nella sua rubrica “I dibattiti” del 3 settembre 2020, laRegione online ospita un Suo articolo a titolo «Quando troppo è troppo, ovvero le troppe bugie dell’Udc», nel quale Lei elenca una sequela di (presunte) bugie che l’UDC affermerebbe a sostegno della sua iniziativa per la limitazione di massa. Mi permetta, in qualità di acceso sostenitore dell’iniziativa, di contestare qui di seguito le Sue (quelle sì che sono vere) fandonie. Per comodità, ripartirò questa risposta negli stessi nove capitoli in cui si suddivide il Suo articolo.

1. Falsa moderazione

Lei afferma: “Introducendo questa limitazione si dovrebbe moderare l’immigrazione, afferma l’UDC. Ma non è detto che ciò avvenga. Se i datori di lavoro svizzeri, dallo Stato ai Cantoni, dagli ospedali alle scuole, dalle fabbriche alle ditte di qualsiasi genere, dagli artigiani agli agricoltori, ecc., non trovassero personale indigeno – come in realtà avviene in Svizzera da decenni – dovranno e potranno chiedere di assumere immigrati anche dall’EU e dall’AELS.” Non è detto che ciò avvenga… ma nemmeno è detto che ciò NON avvenga, cosa invece ben più verosimile, visto che l’assunzione di personale UE non sarà più soggetta a un automatismo, bensì dovrà essere giustificata da una dimostrata necessità e da una concreta impossibilità di trovare personale idoneo sul posto. “Verosimilmente sarà molto complicato, ma il paradosso di questa fumosa iniziativa potrebbe essere che si continui a importare nel nostro Paese lo stesso numero di immigrati, dopo procedure burocratiche assurde, perniciose e inutili.” – continua poi. “Potrebbe essere”? Innanzitutto, ancora una volta, faccio notare il condizionale. Potrebbe sì, ma potrebbe essere anche il contrario anzi, sarà senz’altro così. Perché, Le faccio osservare, le “procedure burocratiche assurde, perniciose e inutili” sono le stesse che venivano applicate prima dell’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE, per intendersi, quando i frontalieri erano la metà di quelli di oggi e l’estromissione degli indigeni dal mercato del lavoro a opera di manodopera estera a buon mercato non esisteva. Ciononostante, mi risulta che i fallimenti fossero molti meno di oggi. Che poi i sette accordi bilaterali in presunto bilico siano “ossigeno per l’economia e per lo sviluppo del paese”, è una Sua illazione, o meglio un fandonia dell’establishment contrario all’iniziativa. Un recente studio ha infatti dimostrato come solo tre dei sette bilaterali sia di qualche interesse per la Svizzera, non tanto però da controbilanciare i danni provocati dalla libera circolazione delle persone.

2. Voglia di stagionali

La Sua bile nei confronti della famiglia Blocher in questo capitolo è palese. Volendola per forza tirare in ballo dandone un’immagine negativa, ma non avendo argomenti pertinenti con l’iniziativa in votazione da rimproverarle, evidenzia – quale fosse un’oscenità inconcepibile – il fatto che non sa quanti dipendenti stranieri occupi la EMS Chemie di cui è amministratrice. Grave lacuna! E se chiedessimo, di punto in bianco, a Sergio Ermotti quanti siano i dipendenti stranieri di UBS? Crede che sarebbe in grado di rispondere? “Inoltre lamenta che non ci sono più gli stagionali, operai che venivano mandati a casa quando non servivano”. Ohibò, non so se parliamo della stessa intervista, ma il resoconto che ne ha presentato Swissinfo l’8 agosto dice testualmente: “L'UDC non mira a reintrodurre lo statuto di lavoratori stagionali, precisa l'imprenditrice: si tratta piuttosto di un sistema di permessi distinto, analogo a quello conosciuto dall'UE, che consente di immigrare solo per impieghi che non possono essere ricoperti da personale indigeno”. E, aggiungo io, che era in vigore con ottimo successo prima del 2007 ed è tuttora in vigore per i  lavoratori provenienti da Stati terzi. Contingenti, tetti massimi e preferenza indigena. Infine, “con chi la Svizzera negozierebbe nuovi accordi?” – chiede Lei. Ebbene, innanzitutto con la stessa UE, che da detti accordi trae solo benefici, e poi con altri mercati emergenti che già attualmente stanno stipulando trattati con noi. 

3. Cifre non bugie

“Una delle fandonie su cui si basa la campagna UDC è che gli immigrati creano disoccupazione e rimangono, loro stessi, spesso disoccupati.” - dice Lei. Forse, ma Le consiglio un’occhiata al seguente specchietto, opera dell’UFS:

Sbaglio, oppure la percentuale di disoccupati stranieri è sempre di ca. un 4% più alta di quella degli Svizzeri?

4. Gli stranieri soccorrono gli anziani

Lei contesta l’affermazione dell’UDC “L’arrivo di oltre un milione di persone durante gli ultimi 13 anni ha causato la cementificazione di 407 milioni di metri quadrati di superficie verde, in particolare per costruire 454’000 alloggi. L’immigrazione di un milione di persone aumenta il consumo d’elettricità e d’acqua e il volume dei rifiuti da eliminare”. E lo fa con sarcasmo: “Un milione di lavoratori potrebbero andar bene, ma non devono essere alloggiati, non devono consumare elettricità, né acqua, e tantomeno produrre rifiuti!” No, signor Dozio, un milione di immigrati NON VA BENE, proprio perché devono essere alloggiati, consumano elettricità e acqua e producono rifiuti! E in merito alla favola che gli stranieri pagheranno le pensioni agli anziani, anche qui due osservazioni: primo, anche i lavoratori svizzeri permetterebbero di pagare le pensioni agli anziani, se solo li si lasciasse lavorare invece di estrometterli dal mercato del lavoro permettendo l’afflusso incontrollato di manodopera estera a buon mercato. Secondo, cosa succederà quando questi stranieri avranno raggiunto l’età di pensionamento e percepiranno quindi a loro volta le indennità? Bisognerà continuare a far entrare milioni di persone per sopperire ai bisogni pensionistici dei milioni che le hanno precedute? Un gatto cui solo la gestione controllata dell’immigrazione può impedire di mordersi la coda.

5. UDC sostiene il dumping

“I dati economici dimostrano che per la Svizzera la libera circolazione, come gli altri accordi bilaterali, hanno stimolato l’economia. Secondo dati della Segreteria di stato per l’economia  (SECO), il salario mediano degli svizzeri è aumentato dello 0,84% negli ultimi dieci anni. Certo, questa statistica non rivela le disparità salariali che sono aumentate negli ultimi anni, con paghe minime insufficienti.” Ecco, lo dice Lei stesso: questa statistica NON rivela le disparità salariali che sono aumentate negli ultimi anni. In altre parole, gli effetti positivi, peraltro minimi, sono andati a esclusivo beneficio di pochi esponenti dei piani alti dell’economia, facendo dell’aumento dello 0.84% del salario mediano il classico pollo di Trilussa. Ben più verosimile è il recente studio di Europe Economics, il quale dimostra come il PIL pro capite (quindi la parte del pollo di Trilussa che rimane al singolo individuo) sia stato influenzato positivamente solo da due accordi bilaterali, rispettivamente quello sugli ostacoli tecnici al commercio (aumento da 80 a 160 franchi) e quello sui trasporti aerei (aumento di 80 franchi), mentre l’accordo di libera circolazione delle persone ha causato un calo del PIL pro capite di 560 franchi. In altre parole, il bilancio costi/benefici sul PIL pro capite è stato di –400 franchi (nel migliore dei casi -320).

6. Neoliberismo peggio dell’immigrazione

“Ora è indubbio che l’iniziativa UDC abbia come obiettivo la deregolamentazione del mercato del lavoro. Senza libera circolazione cadono le misure fiancheggiatrici e si apre la strada al dumping salariale.” A me sembra che la deregolamentazione del mercato del lavoro sia invece in atto ora, con la possibilità offerta dalla libera circolazione delle persone ai datori di lavoro, di disporre di manodopera a buon mercato da “ingerlare” poi sulle assicurazioni sociali quando non più necessaria o quando sia sostituibile con personale ancora meno costoso. Le misure fiancheggiatrici poi, sono state e rimangono l’alibi di chi ha sottoscritto degli accordi deficitari. Un buon accordo non necessita di misure per arginarne i danni, e il fatto che l’UE non abbia dovuto introdurre delle misure accompagnatorie dimostra come l’interesse della libera circolazione delle persone sia in realtà a senso unico.

7. Immigrazione in calo

Signor Dozio, in questo capitolo Lei - peraltro in compagnia di buona parte della Berna federale - si arrampica sugli specchi per dimostrare, cifre (parziali) alla mano, che l’immigrazione non sia in continua crescita. Dal canto mio, le contrappongo solo due dati, forniti dall’UFS. 2007 (anno d’introduzione della libera circolazione delle persone): popolazione svizzera 7'593'494 unità. 2019: 8'606'033, aumento 1'012'539 unità. Oltre un milione di persone in 12 anni. Quanto alla Sua obiezione secondo cui con l’iniziativa “si bloccherebbero gli Europei, che di solito sono qualificati, e si aprirebbe agli immigrati dei Paesi terzi, meno qualificati e più difficili da integrare, Le rammento che – a parte i clandestini che continuiamo sciaguratamente a ospitare come rifugiati – grazie ai contingenti e ai tetti massimi che per loro sono tuttora in vigore, dagli Stati terzi arrivano perlopiù informatici superqualificati dall’India o manager di grandi imprese non sempre europei, o altri professionisti di alto livello, la manodopera non qualificata e i parassiti delle assicurazioni sociali vengono invece generalmente dall’UE, e proprio grazie alla libera circolazione delle persone.

8. Ricerca in pericolo

Lei dice che “il mondo scientifico elvetico è preoccupato per questa eventualità (caduta dell’accordo sulla ricerca), che rischierebbe di mettere in ginocchio il mondo della scienza e della ricerca. (…) … gli Istituti svizzeri e ticinesi perderebbero la possibilità di reclutare scienziati di qualità da altri Paesi europei.“ Un’assoluta assurdità. La Svizzera è e rimarrà sempre libera di reclutare all’estero la manodopera, fra cui anche gli scienziati, di cui ha bisogno, e questi saranno sempre ben felici di lavorare da noi. O Lei pensa che, in caso di SÌ all’iniziativa, l’UE proibirà ai suoi cittadini di insediarsi in Svizzera? D’accordo che a Bruxelles le baggianate sono di casa, ma questa eventualità mi sembra davvero molto fantasiosa. Come polo scientifico poi, le università svizzere sono fra le prime al mondo mentre quelle dell’UE, uscita la Gran Bretagna, sono classificate ben dietro di noi. Il che ci assicura una buona competitività sul mercato della ricerca. Ricerca che potrà essere finanziata dalla Confederazione ad hoc, invece di dipendere dall’attribuzione di fette più o meno importanti di fondi UE ai quali saremmo comunque tenuti a partecipare con cospicui versamenti.

9. Troppe menzogne, troppe

Su questo sono d’accordo con Lei, ma non da parte dell’UDC, bensì da parte Sua e degli avversari dell’iniziativa. Lei sottolinea, quasi con orgoglio - che la prima iniziativa di “nonno” Schwarzenbach 50 anni fa fu bocciata dal 54% dei votanti. Certo, e anche le successive lo furono nel 1974, nel 1977, si era allora al 14-16% di stranieri residenti. La prima iniziativa voleva limitare gli stranieri al 10%, le successive a un cifra assoluta, pari a circa il 12,5% della popolazione. Fu bocciata poi anche quella del 2000 che voleva fissare il tetto di stranieri al 18%, contro una popolazione che, nel frattempo, era giunta al 24%. Oggi siamo attorno al 25%, e Lei pretende che l’UDC “si ripeta a noia”? Certo che ci ripetiamo, speriamo vivamente che questo discorso, d’importanza capitale non per l’UDC quanto per l’intera Svizzera, abbia superare l’ostruzionismo al limite della costituzionalità adottato dalla maggioranza parlamentare a Berna. E, per concludere: “I cittadini provenienti dall’Europa possono risiedere da noi solo se dispongono di un contratto di lavoro valido, se svolgono un’attività indipendente oppure, non esercitando un’attività lucrativa, se dispongono di mezzi finanziari sufficienti per sopperire alle proprie necessità e se hanno stipulato un’assicurazione malattie.”? A me risulta che chiunque, proveniente dall’UE, ha il diritto di rimanere in Svizzera per cercare lavoro e poi, se è stato impiegato in precedenza nell’UE, basta che lavori anche un solo giorno in Svizzera per poter accedere alle nostre assicurazioni sociali – fra cui l’ambita cassa disoccupazione. Vengono perciò segnalati casi di persone assunte con regolare contratto di lavoro da amici o conoscenti, che vengono licenziati dopo breve tempo, ottenendo così di poter attingere al nostro corno dell’abbondanza costituito da AD, AVS, AI, IPG, assistenza sociale e chi più ne ha più ne metta.

E noi saremmo quelli che raccontano bugie? Per parafrasare il mitico Totò: “Ma mi faccia il favore!”

 Eros N. Mellini, Segretario cantonale UDC

 

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