E' stata incerta fino all'ultimo la corsa come miglior attore protagonista, nella quale aveva come principale avversario Timothée Chalamet, a lungo favorito. Tuttavia, l'aver vinto l'Actor Award e il Bafta hanno introdotto la volata vincente di Michael B. Jordan. La statuetta (vinta alla prima candidatura) l'ha conquistata con la sua performance nei panni dei due gemelli Smoke e Stack in Sinners - I peccatori diretto da un regista (e grande amico) fondamentale nella sua carriera, Ryan Coogler che l'ha già diretto in Prossima fermata Fruitvale Station, Creed - Nato per combattere, Black Panther, Black Panther: Wakanda Forever. Classe 1987, Michael Bakari Jordan, dopo un esordio da bambino come modello, ha iniziato a lavorare in tv arrivando a 15 anni nel cast della serie cult The wire, un'esperienza che ha fortemente influenzato il suo modo di essere attore. Sul palco del Dolby Theatre Jordan, sesto afro americano a vincere la statuetta come miglior attore, ha ricordato nel suo discorso "di essere arrivato qui grazie a chi mi ha preceduto: Sidney Poitier, Denzel Washington, Halle Berry, Jamie Foxx, Forest Whitaker, Will Smith". Tra i suoi nuovi progetti uno dei più attesi è il remake di Il caso Thomas Crown, in uscita nel 2027, di cui è regista e protagonista.
Ha sorpreso ma non troppo (non era andato a tre delle cerimonie sulle cinque in cui era candidato), l'assenza di Sean Penn alla notte degli Oscar, dove ha vinto la sua terza statuetta (le altre due le aveva ricevute come attore protagonista nel 2004 per Mystic river e nel 2009 per Milk), stavolta come non protagonista per il ruolo del comandante Steven J. Lockjaw in Una battaglia dopo l'altra dopo l'altra di Paul Thomas Anderson. Un film che gli ha ridato "l'amore per la recitazione" ha spiegato. Stavolta Penn, stando a quanto ha scritto il New York Times, agli Oscar ha preferito un nuovo viaggio in Ucraina, un Paese del quale sostiene la battaglia contro l'invasione russa, tanto da aver regalato in passato a Volodymir Zelensky uno dei suoi Oscar.
Due candidature agli Academy Awards in 40 anni non rappresentano la straordinaria carriera di Amy Madigan, classe 1950, grande attrice tra palcoscenico, piccolo e grande schermo. Intensa e versatile ha regalato straordinarie prove diretta da cineasti come Walter Hill, Robert Benton, Louis Malle,o il marito, compagno d'arte e di ideali Ed Harris che l'ha diretta in Pollock. Ha conquistato una nuova generazione di fans nel ruolo dell'inquietante zia Gladys in Weapons di Zach Cregger. ''Questa donna è fantastica, molto originale - ha spiegato a Screen Daily - So che tecnicamente dovrebbe essere la cattiva, ma io non la vedevo in quel modo".