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24.01.2023 - 11:34
Aggiornamento: 14:29

I Giacometti: Soletta festeggia gli artisti grigionesi

Alla 58esima edizione del festival, incontriamo la regista Susanna Fanzun: ‘Ho voluto realizzare un film che potesse essere visto da tutti’

di Antonella Montesi
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Giornate del Cinema di Soletta
I Giacometti ritratti in una bella foto di famiglia

In un festival comunque all’insegna del multilinguismo e del pluralismo culturale, quale le Giornate di Soletta sono sempre state, quest’anno qui si parla tanto italiano, e non solo per l’arrivo del nuovo direttore artistico, Niccolò Castelli. Si parla anche tanto romancio, come nel bel documentario di Susanna Fanzun ‘I Giacometti’. Proiettato in prima mondiale qui a Soletta, il film vedrà il lancio nelle sale elvetiche a partire dall’autunno 2023.

Incontriamo la regista Susanna Fanzun dopo aver assistito alla proiezione del film in una sala gremita da un pubblico variegato, e questo mette già a segno uno degli obiettivi principali della regista. «Per fare questo film non ho voluto rivolgermi a specialisti, agli addetti ai lavori del mondo dell’arte, ma ai conoscenti, alle persone che avevano avuto una conoscenza diretta della famiglia Giacometti… ho voluto realizzare un film che potesse essere visto da tutti, non solo dagli appassionati d’arte». Così esordisce la regista.

Come è nata l’idea del film?

Nel 2001, in occasione del centenario della nascita di Alberto Giacometti, ho fatto il film ‘Nos Alberto’ per la televisione romancia. In quell’occasione realizzai una serie di interviste con personaggi della Val Bregaglia che avevano conosciuto la famiglia. Oggi, a distanza di 22 anni, ho voluto portare a termine quel primo progetto. C’è stato tanto lavoro di ricerca, tanto lavoro d’archivio, e – grazie al lavoro di gruppo del mio team e alla disponibilità delle persone interpellate, come gli eredi della famiglia Giacometti – abbiamo potuto realizzare un’opera che nessuno prima di noi aveva mai fatto; finora non c’è infatti nulla che documenti la vita di questa ricca e variegata famiglia di artisti grigionesi di respiro internazionale.

Lei stessa è grigionese e vive nei Grigioni, come si è confrontata con la realtà descritta?

È vero, vivo in Engadina e mi piace guardarmi intorno, gettare uno sguardo sulla realtà che mi circonda. Mi piacciono le storie della gente comune e mi sta a cuore la conservazione del nostro patrimonio culturale, soprattutto quello legato a una certa oralità. Ad esempio, come racconto in un episodio del film, quando chiesi a delle persone del posto di dirmi dove fosse la casa dei Giacometti, mi indicarono quella di Segantini… per me è incredibile che si perda questo patrimonio comune, si tratta della nostra storia, del nostro retaggio culturale.

È un film sui Giacometti: il padre e pittore Giovanni, la madre Annetta e i quattro figli Alberto, Diego, Ottilia e Bruno. Ma c’è anche un altro grande protagonista: le montagne.

Sì, le montagne di questa valle, la Bregaglia, che in inverno per tre mesi non vede il sole e che è stata lo scenario dell’infanzia felice di questi quattro ragazzi. Siamo andati alla ricerca dei luoghi originali: Stampa, Borgonovo, la grotta dove Alberto giocava da bambino. Il film si apre proprio con una scena nella quale il piccolo Alberto, a occhi chiusi, tasta il soffitto della grotta e le montagne vengono proiettate sulle sue pareti. Il cerchio si chiude con la scena finale del documentario, nella quale vengono proiettate le immagini dell’atelier parigino di Rue Hyppolite Maindron, come se l’atelier fosse una proiezione della caverna stessa. Inoltre, quello che emerge da questa storia è proprio come questa famiglia, vissuta in questa bella valle ma anche severa e difficile, abbia avuto e trasmesso ai figli una grande apertura mentale, che li ha portati a spostarsi a Parigi, a viaggiare in Italia, a leggere e studiare e soprattutto a curare una grande fantasia.

L’altra grande protagonista di questo film è la musica, davvero molto bella.

La musica, bellissima, è di una giovane autrice, Hania Rani. Abbiamo voluto qualcosa che accompagnasse il ritmo della vita nelle montagne, ma anche a Parigi, in Italia, sono davvero molto contenta di questa scelta.

Alla fine di questo incontro, salutiamo Susanna Fanzun. La regista è presente per la nona volta al festival di Soletta, l’ultima volta è stato nel 2015 con ‘Kühe, Käse und 3 Kinder’. Oggi si gode il meritato successo di pubblico e di critica con il quale il suo ultimo lavoro viene accolto. Mettetelo in agenda per quando uscirà nelle sale: il film è arricchito anche da una serie di filmati originali dell’archivio privato della famiglia Giacometti, per lo più sconosciuti.

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