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laR
 
08.09.2022 - 09:54
Aggiornamento: 15:29

Schubertiade, una grande festa popolare dedicata alla musica

Mille artisti a Friburgo in 160 concerti, dei quali 40 registrati, in 22 sedi nel centro città. Oltre i generi, oltre i limiti, oltre Schubert

di Giuseppe Clericetti
schubertiade-una-grande-festa-popolare-dedicata-alla-musica
Keystone
Schubertiade d’archivio

Sabato 3 e domenica 4 settembre si è svolta a Friburgo la 21esima edizione della Schubertiade, il festival che viene organizzato ogni due anni in una città romanda, sempre diversa: bel titolo, quello scelto nel 1978 da André Charlet, legato idealmente ai momenti di incontro di Franz Schubert. Ma se questi risultavano intimi, riservati a una ristretta cerchi di amici, ben altro spirito si è sviluppato in questa impressionante kermesse, sicuramente la festa musicale più importante a livello partecipativo in Svizzera, per quanto riguarda il repertorio ‘classico’. Le virgolette sono comunque d’obbligo: se la musica ‘d’arte’ è alla base delle scelte musicali, spesso e volentieri la Schubertiade, come lo scorso fine settimana a Friburgo, si diverte a scavalcare generi, proporre cortocircuiti, scassinare le porte blindate della tradizione; e sicuramente non limitarsi alla musica di Schubert, che rimane nel titolo come emblema della grande musica.

I numeri sono impressionanti: nei due giorni del festival si sono esibiti 1’000 artisti in 160 concerti, dei quali 40 registrati, perché la piattaforma organizzativa è assicurata dalla Rts, Radiotelevisione Svizzera Romanda, e in primo luogo da Espace 2, la sorella della nostra Rete Due. La radio regnava padrona a Friburgo, con numerosi eventi in diretta, tra i quali brillavano due concerti di ‘Pavillon Suisse’ presentati in quattro lingue. Innanzitutto il Concerto di gala, al Théâtre Équilibre, con la Big Band di Max Jendly – 32 elementi – affiancata dagli archi dell’Orchestra dei Virtuosi di Kiev, compagine di musicisti ucraini rifugiati, diretta da un russo, Dimitri Jablonski: bella sfida tra jazz e classica, e importante messaggio di sostegno per i musicisti della nazione invasa, con tanto di finale trionfale e distribuzione di rose gialle e blu. Secondo concerto ‘svizzero’ al Temple, con un’operazione di alto contenuto artistico: un progetto nazionale della Ssr, quattro giovanissimi musicisti provenienti dalle differenti regioni linguistiche svizzere, che non si sono mai incontrati, e che tre giorni prima del concerto si conoscono, collaborano intensamente e offrono un programma cameristico di altissimo standard qualitativo, ovvero Schubert, Schumann, Kodály, Ravel, con la pianista Sara Murer in rappresentanza della Svizzera italiana; il programma sarà presto fruibile anche televisivamente alla Ssr. L’altra presenza ticinese, oltre a Danilo Moccia nella Big Band, l’Ensemble di fiati del Conservatorio della Svizzera italiana, diretto da Massimiliano Salmi.

Ciò che sorprende nella Schubertiade, oltre a questi appuntamenti di spicco, è lo spirito degli interpreti, la partecipazione del pubblico, la presenza massiccia di intere famiglie che si spostano da un luogo all’altro: ventidue i luoghi differenti, tutti raggruppati in centro città, dove a intervalli regolari – giusto il tempo di darsi il cambio sulla scena – si tengono i concerti in ambienti informali, senza barriere invalicabili con gli artisti; davvero un’enorme festa popolare della musica, costellata da punti di ristoro, animazioni per i bambini e voglia di condividere le esperienze di ascolto. Punto culminante del festival, fin dalla prima edizione, un’esperienza unica: alla Cour Saint-Michel ci si trova a mezzogiorno della domenica per cantare all’unisono, fra migliaia di voci, la Messa tedesca di Schubert, a sottolineare l’elemento popolare e la comunione di intenti musicali dei partecipanti all’evento.

La due-giorni friburghese si è chiusa con l’Orchestre de Chambre de Lausanne, perla strumentale romanda, diretta dal proprio direttore artistico Renaud Capuçon, per Mozart, Mendelssohn, e, noblesse oblige, Schubert. L’appuntamento con la Schubertiade è per il 2024, in un’altra città romanda: e chissà che anche in Ticino, vista la sete di classica dimostrata clamorosamente al Lac per Barbiere e Traviata, non si possano finalmente unire le forze per un’iniziativa analoga.

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