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laR
 
03.08.2022 - 05:30

Anastacia ‘Outta Lockdown’ al Fevi: che la festa abbia inizio

Slittato per Covid, il tour di ‘I’m Outta Love’, canzone da cui tutto è cominciato, tocca Locarno il 29 settembre (intervista esclusiva, prima parte)

"Ho pensato che fosse afroamericana quando l’ho sentita cantare. Sembrava Tina Turner. Mi chiedevo chi fosse, e anche quando ho scoperto che si chiamava Anastacia non ho pensato nemmeno per un attimo che fosse bianca (…) Aveva la voce più sorprendente e soul che avessi mai sentito in tanti anni (…) Dal vivo è una grande performer (…) ‘I’m Outta Love’ è uno dei migliori brani dance di tutti i tempi".

Correva l’anno Duemila ed Elton John, colui che pronunciò le suddette parole, volle con sé Anastacia sul palco del Madison Square Garden di New York a duettare su ‘Saturday Night’s (Alright for Fighting)’, la traccia più rockettara dal capolavoro pop ‘Goodbye Yellow Brick Road’, doppio album del 1973 che oggi – una volta cambiato ‘Goodbye’ con ‘Farewell’ – dà il titolo al tour d’addio del pianista britannico. Messi insieme, quel duetto, quella canzone, e quelle parole si fondono: Tina Turner è stata interprete di una delle poche, riuscite cover di Elton (‘The Bitch Is Back’); Anastacia ha fatto altrettanto per ‘Saturday Night’s (Alright for Fighting)’, performance finita una volta e per sempre nel di lui album ‘One Night Only’, anche Dvd.

Pane, Elton e Barbra Streisand

Lo stupore di Sir Elton nell’ascoltare ‘I’m Outta Love’, singolo di debutto della statunitense Anastacia – singer-songwriter, e cioè una che se le scrive e se le canta – fu il medesimo dei produttori d’inizio anni 90, tutti a chiedersi come sarebbero mai riusciti a lanciare sul mercato Anastacia Lyn Newkirk, bianca con voce da afroamericana, per giunta cocciutissima nel rifiutare di cantare pop o hip hop da palancai. ‘Unsignable’ era la parola, ovvero ‘non scritturabile’, come dice di sé la cantante ricordando quegli anni; ‘Unsignable’ fino almeno al 1998, quando nel talent show di Mtv intitolato ‘The Cut’, la già 30enne artista cresciuta a pane, Elton John e Barbra Streisand cantava la sua ‘Not That Kind’ (più tardi titolo di album) piazzandosi seconda, tra gli elogi del giurato David Foster e le successive ‘avance’ contrattuali di Michael Jackson, che tanto l’avrebbe voluta con sé nella propria etichetta. Quando poi, il 29 febbraio del 1999, viene pubblicata ‘I’m Outta Love’, nel non ancora sopito sconcerto generale prodotto dal timbro vocale della sua interprete (e coautrice), Anastacia diventa in un attimo stella di prima grandezza, per lei si spendono paragoni con la sopraccitata Tina e con la più grande di tutte, Aretha Franklin.

"Volevo solo scrivere qualcosa di simile a ‘It’s Raining Men’ o ‘I Will Survive’, una di quelle cose che ti fanno muovere e ti rendono felice", dichiarò l’artista a Bilboard in quegli anni. «It’s definitely my first love» (è assolutamente il mio primo amore) dice oggi Anastacia a laRegione, presentando in esclusiva il concerto che arriverà al Palexpo Fevi di Locarno il prossimo 29 settembre. L’appuntamento ticinese, per gentile intercessione di Horang Music (inizio ore 20.30, biglietti su www.biglietteria.ch), è la tappa di un tour che attraverserà l’Europa per chiudersi nel Regno Unito.

Oltre la musica

La storia di Anastacia parla di milioni di copie vendute (30, ma i milioni di quando le copie venivano stampate davvero); una storia di dischi d’oro e di platino (226, ma i dischi d’oro e di platino di un tempo, che di copie ne dovevi vendere un botto); una storia di collaborazioni con tutti i più grandi (Pavarotti, McCartney, Céline Dion, U2…). Ma anche una storia umana tra le più complesse di questo mestiere, resa pubblica in tempi non-social, diventata esempio, modello: la malattia di Crohn a soli 13 anni, la tachicardia ventricolare, due tumori al seno sconfitti a distanza di dieci anni l’uno dall’altro, una doppia mastectomia, un piccolo calvario condiviso, per informare e prevenire. Nell’intervista che pubblichiamo, e che per generosità (dell’intervistata) abbiamo deciso di dividere in due parti, di Anastacia ci sono la musica e la quotidianità, l’artista e la donna, e una piccola lezione di vita fatta di energia, sensibilità e autoironia, quella che spesso distingue i grandi dai ‘grandicelli’…

L’intervista

"È il 22esimo anniversario di ‘I’m Outta Love’: mi viene da ridere". Sono sue parole, Anastacia…

È così. Gli artisti solitamente festeggiano il 20esimo, il 30esimo; qualche volta il 25esimo. Il 22esimo non è esattamente una ricorrenza. Non è la prima volta che durante la mia carriera sono stata costretta a fermarmi, per altri motivi. Questa volta, in verità, ci siamo fermati tutti, anche il tour del 20esimo dal mio debutto, così ho pensato che sarebbe stato divertente includere nella comunicazione il ritardo. Nella mia vita ho sempre cercato di far sorridere le persone, anche nelle situazioni più difficili, e ‘I’m Outta Lockdown’ ci sta, perché tutti sono felici di essere fuori dal lockdown. I miei fan avranno capito che si tratta di una celebrazione che avrei portato a termine a tutti i costi, presto o tardi.

E così nella grafica ufficiale ha tirato una bella X sopra il ‘20’, e il ‘22’ scritto a mano, giusto sopra. Pochi fronzoli…

Sì, graficamente è un po’ quello che si è fatto in questi due anni per ricalibrare il tour: matita in mano, qualche X qua e là. Il mio manager dice che il Covid gli ha permesso di ottenere la specializzazione di ‘Tour re-scheduler’ (ri-organizzatore di tour, ndr). Alla luce di quel che è successo, oggi è capace di cancellare i concerti col solo schioccare delle dita.

Non per farci gli affari suoi, ma un po’ sì: com’è stato il suo lockdown?

Sono per natura una persona esplosiva, mi pare di non essere stata colpita quanto altre persone. Ho preso l’occasione per stare con la mia famiglia ed è stata una benedizione. Mia madre si sta facendo sempre più anziana, mio fratello era in casa con noi. Abbiamo trascorso tanto tempo insieme, sperando di essere al sicuro e aspettando che il mondo riaprisse le sue porte.

In questa condizione abbiamo sperimentato una modalità di connessione mai conosciuta in precedenza. Inoltre, l’assenza di obblighi di convivenza forzata ci ha aiutati: ho portato io mia madre a casa mia, l’ho voluta io con me, perché quando tutto è cominciato non si poteva nemmeno immaginare cosa sarebbe potuto accadere. Ho preferito che fossimo insieme, riuniti in un unico posto piuttosto che rintanati ognuno nel proprio.

Si è sempre detto che ne saremmo usciti migliori di prima: lei come ne è uscita?

Ho provato a prendere il meglio da questa pandemia, ho cercato di non farmi imprigionare dalle terribili cose che stavano accadendo. È quello che ho sempre fatto come persona, lavorare per trovare la mia silver lining (il lato positivo, ndr). È quel dialogo interiore che ti permette di prendere coscienza del momento che stai vivendo: "Ok, sono stressata", "Ok, sono arrabbiata", è così, non posso essere felice, ma si continua, perché così si deve fare. O magari si arriva a capire che è necessario cambiare la propria vita. Questa pandemia ci ha messo di fronte alla necessità di conoscere noi stessi, facendoci chiedere che cosa vogliamo dalla vita, se preferiamo fuggire dai problemi rifugiandoci in un bar o chiederci chi siamo, cosa ci piace, cosa vorremmo per noi e per gli altri. Per quel che mi riguarda, sono felice di essere tornata a lavorare. Aspetto con ansia i concerti, è passato tantissimo tempo da quando cantavo le mie canzoni tutte in fila…

"Non so se registrare ancora tonnellate di musica che nessuno ascolterà sia la cosa giusta da fare". Si dice che non avremo mai più album da Anastacia, ma al massimo qualche singolo: è informazione che corrisponde a verità?

Non è così. Credo si tratti di una di quelle frasi manipolate ad arte giusto per generare un titolo a effetto. Una frase presa fuori contesto che si spiega così: in tutta la mia carriera, ogni volta che pensavo a nuova musica ho pubblicato album interi, anche se da essi usciva un solo singolo. Il mio concetto, male interpretato, è che a un certo punto ho cominciato a notare che gli artisti pubblicavano un singolo dopo l’altro senza per questo far uscire alcun album, e ho pensato che fosse interessante; mi sono detta che avrei potuto farlo anche io: hai 2-3 canzoni nuove, ne pubblichi una e vedi come viene accolta; ne testi una seconda e nel frattempo scrivi dell’altro, e se un giorno avrai abbastanza materiale, ci farai un album, che è un po’ quel che avviene oggi. Ma non ho mai affermato che non avrei mai più realizzato un album intero. A volte servono milioni d’interviste per rimettere una sola frase al suo posto.

Le sue dichiarazioni d’amore verso ‘I’m Outta Love’ sono pubbliche, non esiste canzone delle sue per la quale lei provi più gratitudine: è ancora così?

Al cento per cento. ‘I’m Outta Love’ è il mio primo amore; mi ha permesso di connettermi con l’industria discografica, con il pubblico, con i fan. Non sapevo che sarebbe stata accolta così, non sapevo che mi avrebbe permesso di essere l’artista che il pubblico voleva che fossi. Tutto è cominciato con ‘I’m Outta Love’ e per questo la canzone è più speciale di altre. Ed è per questo che amo cantarla a ogni concerto. Regala gioia a me, e ne regala al pubblico ogni volta che la canto.

Un suo amico e mentore, Elton John, a un certo punto della carriera smise di eseguire ‘Your Song’ perché non la sopportava più: le è mai successo con ‘I’m Outta Love’?

Non posso entrare nella testa di Elton, posso solo constatare quante canzoni abbia tra le quali scegliere, quanti singoli e hit all’interno di molti più album dei miei, tanti album che nemmeno saprei contarli. Ecco, Elton se lo può permettere, e onestamente parlando, per me non è la stessa cosa (ride, ndr).

Per alcuni, la sua è la miglior cover di Elton John dopo ‘Border Song’ di Aretha Franklin…

Mi sento costantemente onorata da quel duetto, e dopo tutti questi anni sono ancora sotto shock per il fatto di essere stata invitata da lui sul palco del Madison Square Garden. Anche se Elton è un mio caro amico, quel concerto è uno di quei momenti che necessitano di un pizzicotto per rendersi conto che siano accaduti. È un privilegio per me conoscerlo, è un onore come lo è stato conoscere e cantare con Luciano Pavarotti o Céline Dion. Sono loro riconoscente per avermi concesso di portare con me questi ricordi. Se tutto si fermasse domani, potrò sempre ringraziarli del fatto che quei momenti siano esistiti.

(Continua)

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